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È il tarassaco, pianta spontanea che cresce dovunque, fiore “democratico” che quando svanisce diffonde una nuvola di semi, il simbolo della 27esima edizione di Pordenonelegge, che dal 16 al 20 settembre farà diventare la città friulana una feconda festa del libro e della libertà con il suo programma sempre più ricco di incontri e di scambi umani. E «Semina chi legge», recita quest’anno il motto di Pordenonelegge, una «lunga semina che ha dato frutti straordinari» come lunedì a Milano, dove il festival è stato presentato, ha ricordato Michelangelo Agrusti, presidente della Fondazione Pordenonelegge.
Un motto che contiene tutta la filosofia di questo territorio, ha continuato Agrusti, «una città industriale che investe nella cultura e fa crescere quei semi diffusi dalle imprese, dalle banche, dalle fabbriche facendole diventare biblioteche, librerie, case editrici, libri». Libri, lettura, senza la quale non c’è libertà, come ama ripetere il presidente Sergio Mattarella la cui presenza chiuderà le cinque giornate del festival in un’ideale anteprima di Pordenone capitale italiana della cultura 2027.
Uno dei segreti della lettura, e quindi della scrittura, è, appunto, quello di lasciar cadere semi che diffondono storie e memorie che ci permettono di fare esperienza anche di ciò che non abbiamo vissuto. E lo testimoniano le oltre 650 voci internazionali della letteratura, della poesia e del pensiero presenti in 350 incontri in 50 sedi a Pordenonelegge, un territorio festival, un progetto meraviglioso, secondo il direttore artistico del festival Gian Mario Villalta, «perché a Pordenone è ovunque festival», anche nei comuni del territorio, come hanno sottolineato il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, e l’assessore Cristina Amirante che ha portato i saluti del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.








