Da Michael Olise a Florence Pernet, fino alle inserzioni di ChatGPT: mentre lo sport rincorre il 4K, su Instagram vince l’estetica opposta. Pixel, schermi fotografati, pellicola, immagini sgranate. Un effetto nostalgia che sta cambiando il modo in cui guardiamo i MondialiDa Michael Olise a Florence Pernet, fino alle inserzioni di ChatGPT: mentre lo sport rincorre il 4K, su Instagram vince l’estetica opposta. Pixel, schermi fotografati, pellicola, immagini sgranate. Un effetto nostalgia che sta cambiando il modo in cui guardiamo i MondialiIl modo più contemporaneo di raccontare il Mondiale 2026 sui social è farlo sembrare retrò. La coppa del Mondo 2026 su Instagram in particolare, viene narrata con un’estetica diversa, fatta di tanta nostalgia. Questo legame con il passato era apparso già molto forte alla vigilia: Adidas, main sponsor del torneo, aveva realizzato uno spot scomodando in vecchi campioni che hanno regalato partite memorabili alla FIFA World Cup. Il fil rouge è proseguito quando è finalmente arrivato il momento di scendere in campo: gran parte delle divise ufficiali, da quelle da gioco a quelle di rappresentanza, avevano forti richiami nello stile, nei colori e nel design agli anni Novanta. In un torneo pieno di immagini in altissima definizione, replay da ogni angolazione, intelligenza artificiali, telecamere speciali e contenuti pubblicati in tempo reale, una parte del racconto social sta andando nella direzione opposta. Se in tv vince l’esaltazione della definizione, sui social c’è una tendenza che si muove diversamente: meno nitidezza, meno perfezione. Più grana, più pixel, più immagini sporche. Come se il Mondiale fosse già un ricordo, una partita rivista anni dopo, una videocassetta ritrovata, una foto scattata davanti alla televisione.È una piccola ribellione estetica. Il calcio oggi è ripreso benissimo, forse fin troppo. Ogni immagine è pulita, lucida, riconoscibile, pronta per diventare contenuto. Proprio per questo, su Instagram, sta funzionando quello che sembra meno immediato: il fuori fuoco, il mosso, il filtro dello schermo, il sapore vintage.Michael Olise e il Mondiale da tubo catodicoIl caso più evidente è quello di Michael Olise. Il talento della Francia e del Bayern Monaco ha trasformato il suo profilo Instagram in un oggetto visivo quasi a parte. Dall’inizio del Mondiale posta immagini sfocate, mosse, scattate allo schermo della televisione. Corpi deformati dal movimento, colori desaturati, pixel visibili, azioni che si intuiscono più che vedersi davvero.Nei commenti molti hanno reagito come se fosse un errore. “Bro used iPhone 4”, “bro didn’t hire a photographer”, scrivono alcuni utenti. Come se Olise avesse pubblicato foto brutte per sbaglio. In realtà è tutto voluto. Non solo, si tratta di una scelta stilistica, ed è quella di Lukas Korschan, fotografo tedesco che vive tra Berlino e Amsterdam, e che ha costruito attorno al giocatore francese un’estetica precisa: low-res, nostalgica, quasi televisiva.Non è la classica fotografia sportiva. Non c’è il campione illuminato alla perfezione, l’esaltazione del dettaglio tecnico o la foto da poster. C’è qualcosa di molto reale, e cioè il modo in cui la maggior parte delle persone vede davvero una partita: attraverso uno schermo. Dal divano, da un bar, da un telefono, da una televisione accesa in una stanza. Ed è così che sono realizzati questi scatti: facendo delle foto allo schermo. Olise, che non a caso viene spesso soprannominato “Mr. Nonchalant”, sembra perfetto per questo tipo di comunicazione: la sua è un’identità visiva, ricercata e di tendenza. In un Mondiale in cui tutti cercano la definizione massima, lui lavora sulla perdita di definizione. Un progetto riuscito, a prescindere da come andrà il torneo. Sì perché oltre a un discorso estetico, il calciatore ha pianificato il tutto in chiave comunque moderna: la sua è una chiara strategia social. Prima del torneo, infatti, ha rimosso tutti i suoi precedenti post, per lasciare spazio alle immagini sfocate. Il risultato? Un milione di follower acquisiti dall’inizio della Coppa del Mondo.Florence Pernet, la tv come campo da giocoUn caso isolato? No, un trend. Da Olise il discorso si allarga a Florence Pernet, fotografa sportiva francese diventata uno dei nomi più citati di questa ondata visuale. Il suo progetto è semplice da raccontare e molto meno semplice da giudicare: fotografare il Mondiale dalla televisione di casa.Molti post virali hanno raccontato la storia dicendo che Pernet fosse stata esclusa dal torneo o che le fosse stato negato l’accredito. La verità però leggermente diversa: in un’intervista ad Athleta Magazine, Pernet racconta il suo percorso da fotografa cresciuta dentro la cultura calcistica parigina e spiega il suo rapporto personale con il calcio e con l’immagine sportiva. La sua fotografia si è costruita nel tempo cercando dettagli, composizione e ritmo visivo, più che la semplice documentazione dell’azione.Digital Camera World ha raccontato il caso come quello di una fotografa non accreditata che ha trovato una strada alternativa: scattare le partite direttamente dallo schermo televisivo. L’articolo sottolinea anche il punto che ha acceso la discussione: queste immagini vengono prodotte da fotografi che non sono nello stadio, a volte nemmeno nello stesso continente, ma davanti alla tv.Le sue foto non nascondono questa distanza. Anzi, la fanno vedere. I pixel dello schermo diventano parte dell’immagine. I colori cambiano, i bordi si perdono, i volti si spezzano nella trama luminosa del televisore. Alcuni scatti sono molto zoomati, altri lavorano sui tempi lenti, sul movimento, sulla deformazione. Non sembrano screenshot. Sembrano immagini che accettano di essere mediate, filtrate, derivate. E proprio lì trovano la loro forza.La polemica: fotografia o riuso creativo?Il caso Pernet ha aperto una domanda molto concreta: se il punto di partenza è l’inquadratura scelta da una regia televisiva, quella è ancora fotografia sportiva? Una parte della community ha visto nel suo lavoro un’intuizione brillante: trasformare un limite in linguaggio, usare la distanza dallo stadio come forma espressiva. Altri hanno sollevato un’obiezione: la regia ha già scelto l’angolo, il primo piano, il momento da isolare. Il fotografo interviene dopo.Digital Camera World riassume bene questa frattura: il lavoro di Pernet è stato elogiato da alcuni per i risultati artistici, ma criticato da altri perché parte da immagini già costruite dal broadcaster. Lo stesso articolo nota però che le sue fotografie non coincidono con il frame televisivo originale: sono spesso zoomate, lasciano vedere i pixel, usano tempi lenti e una colorazione molto rielaborata.Non siamo però davanti a una semplice copia dello schermo, ma siamo davanti a una rielaborazione. Ma la domanda resta aperta, soprattutto in un momento in cui chi produce immagini è già preoccupato da scraping, intelligenza artificiale, riuso automatico dei contenuti e confini sempre più fragili tra ispirazione e appropriazione.Il Portogallo e il pass ottenuto dai socialMa quando il vezzo estetico di qualcuno diventa tendenza? Quando viene riutilizzato, non da chiunque, conta anche chi rilancia quel tipo di contenuti. Nel caso del Mondiale il sistema ufficiale, invece di ignorare questo linguaggio, ha iniziato ad assorbirlo. Una foto di Cristiano Ronaldo realizzata da Pernet è stata ripresa anche dalla comunicazione della nazionale portoghese, trasformando un esperimento nato davanti alla tv in un contenuto buono per il profilo ufficiale di una federazione. È un dettaglio importante perché racconta come oggi il riconoscimento non passi più soltanto da un accredito, da una postazione a bordo campo o da un canale tradizionale. Può arrivare anche dopo, se il contenuto funziona. Il campo resta chiuso, ma il feed è aperto. E a volte un contenuto nato fuori dal sistema rientra nel sistema proprio perché parla un linguaggio più forte di quello ufficiale.Da trend a grammatica: tutti gli altri nomiA quel punto il fenomeno non riguarda più solo Olise o Pernet. L’estetica low-res è diventata un’onda sempre più importante, tanto da essere replicata da diversi fotografi, man mano che il Mondiale va avanti: Pablo Goitia (@pablogoitiaa), Marco Conte (@marc0.jpeg), Vince Houben (@vincehouben), Pedro Diniz (@eusoupedrodiniz), Alexis Jay Adrian (@alexis.jay.adr) si sono fatti ispirare da questi scatti in 144p e hanno voluto contribuire a loro modo a questo nuovo-vecchio stile fotografico.L’arte, chiaramente, non è replicabile e se non si può dire – ovviamente – che si siano copiati, si può certo dire che tra tutti questi artisti c’è una direzione comune per raccontare i campioni del torneo calcistico più importante al mondo. Questa estetica è diventata così riconoscibile da essere arrivata anche nella pubblicità. In un’inserzione italiana su Instagram, ChatGPT ha promosso il servizio usando proprio l’immaginario della partita fotografata dallo schermo: pixel enormi, colori sgranati, effetto televisore visto da vicinissimo.Il testo dell’annuncio non parlava di fotografia, ma di Fantafootball: “Studia la mia squadra del Fantafootball e dimmi cosa sto sbagliando”. Però la scelta visiva era chiarissima. Anche un prodotto di intelligenza artificiale, che per definizione promette calcolo, ottimizzazione e risposte immediate, per parlare di calcio ha scelto un’immagine sporca, retro, quasi nostalgica.È il paradosso dei social: quando tutti possono pubblicare immagini pulite, quelle sporche sembrano più vere. Quando tutti inseguono la resa professionale, il dettaglio imperfetto è quello che ruba l’occhio. Quando ogni partita produce migliaia di foto ufficiali, la foto che sembra arrivare da un altro tempo riesce a fermare lo sguardo. Il televisore diventa filtro, la bassa definizione diventa firma, il difetto diventa stile. Il risultato è un calcio meno perfetto, ma più riconoscibile. Forse per questo anche più vero.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Il Mondiale fotografato in tv: sui social il calcio del 2026 riscopre il vintage
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