Una mafia capace di rigenerarsi, adattabile, vicina ai contesti sociali, seduttiva sui social network e pronta a colmare con rapidità i vuoti lasciati da istituzioni fragili. Mentre vecchi boss tornano in libertà tentando di ricostruire una cupola e di riaffermarsi sul territorio, i presìdi di vigilanza e prevenzione anticorruzione restano lenti e inefficaci, alimentando una vulnerabilità amministrativa che favorisce le infiltrazioni criminali.
È il quadro tracciato dalla relazione annuale sull’attività 2025 della commissione Antimafia dell’Ars, presieduta da Antonello Cracolici e presentata oggi alla stampa.
All’incontro hanno preso parte anche i deputati Marianna Caronia, Bernadette Grasso, Roberta Schillaci e Fabio Venezia.
Rispetto allo scenario delineato un anno fa, la situazione appare peggiorata: cresce la violenza nelle aree urbane, talvolta con modalità mafiose, e parallelamente aumenta la corruzione tra funzionari e rappresentanti politici.
«Vedo uno stretto collegamento, se la corruzione è così diffusa, insieme alla violenza è perché la politica è vulnerabile e ha perso autorevolezza ogni giorno di più – ha detto il presidente Cracolici – un meccanismo devastante di assuefazione al "favore" considerato quasi necessario, come se fosse un elemento costitutivo della politica».










