C'è una sfida sottile e affascinante nel trasformare un luogo reale in un universo narrativo. Soprattutto quando quel luogo è la Sicilia dei primi del Novecento, crocevia di culture e contraddizioni, madre di miti e stereotipi. Con Mafia: The Old Country, lo studio Hangar 13 ha scelto di tornare alle radici della saga, spostando lo sguardo dall'America alla sua matrice europea: là dove la storia della criminalità organizzata ha preso forma, tra miniere di zolfo e latifondi.

Ma raccontare una terra così complessa richiede sensibilità, ricerca e rispetto. Per questo lo studio americano ha coinvolto Stormind Games, team catanese con una solida esperienza internazionale, chiamato a fare da ponte tra cultura, paesaggio e linguaggio. Il risultato è un caso raro di adattamento culturale virtuoso, costruito attraverso un dialogo costante tra chi custodisce la memoria dei luoghi e chi conosce la grammatica del racconto interattivo.

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Tornare alle origini

“Abbiamo scelto la Sicilia dei primi del Novecento perché rappresenta le vere origini della storia della Mafia”, spiega Hangar 13. “I primi tre titoli della serie hanno esplorato l'ascesa della criminalità organizzata in America, ma quella storia inizia davvero in Sicilia, dove si sono formate e hanno operato le prime cosche mafiose, prima di esportare la loro influenza oltreoceano”.