Il 13 dicembre del 2022 Giorgia Meloni arrivò nell’aula della Camera con venti minuti di ritardo. Era presidente del Consiglio da poco più di 40 giorni e due giorni dopo avrebbe dovuto partecipare al suo primo Consiglio europeo, la riunione tra i capi di stato e di governo dei paesi dell’Unione Europea. Avrebbe dovuto iniziare alle 9:30 le sue comunicazioni, il discorso con cui il capo del governo spiega ai parlamentari quale sarà la posizione italiana al Consiglio: si presentò solo alle 9:50, senza particolari motivazioni.
Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva tra i più esperti sulle questioni regolamentari della Camera, prese allora la parola e criticò quello che a suo avviso era un fatto senza precedenti: «Non è solo un problema di educazione, è un problema anche di rapporti istituzionali». Meloni, che per arrivare in parlamento percorre ogni mattina una delle strade più trafficate di Roma, la Cristoforo Colombo, si giustificò alludendo ai problemi di viabilità della città, e dunque implicitamente contestando il sindaco Roberto Gualtieri, del PD: «Non diremo, ovviamente, che è colpa di qualcuno, ma per un motivo oggettivo di traffico che non mi consentiva di arrivare in tempo. Non avevo previsto quello che ho trovato stamattina e quindi mi scuso con voi e vi ringrazio per la vostra pazienza».








