Agentic AI non è più una promessa da laboratorio per le telecomunicazioni. È entrata nelle operation degli operatori, ma lo ha fatto seguendo una traiettoria precisa: prima nei processi meno rischiosi, poi nei domini dove servono decisioni più rapide, dati aggiornati e maggiore autonomia. Il punto, oggi, non è più chiedersi se gli agenti intelligenti arriveranno nelle telco. La domanda è dove possono già produrre valore e dove, invece, occorre ancora costruire fiducia.Il report “Agentic AI in telecoms: what is live now and coming next?” di Stl Partners, firmato da Amy Cameron, fotografa questa fase di passaggio. L’analisi delle demo e degli annunci presentati al Mwc 2026 mostra un settore in piena accelerazione, ma non ancora pronto a consegnare all’AI agentica le decisioni più delicate sulle reti. La tecnologia sta penetrando nelle operation, soprattutto in aree come billing e manutenzione sul campo, che non richiedono dati real time né interventi diretti sulle funzioni core di rete.Il messaggio è chiaro: l’Agentic AI sta diventando concreta, ma la sua autonomia resta selettiva. Funziona meglio dove il contesto è ricco, i rischi sono circoscritti e la risposta corretta può essere verificata. Diventa molto più complessa quando deve agire su domini operativi critici, dove una scelta sbagliata può incidere sulla qualità del servizio, sugli Sla o sulla continuità della connettività.Indice degli argomenti