I ricercatori di Anthropic hanno identificato all'interno del modello Claude una struttura che hanno battezzato J space, acronimo derivato dallo strumento matematico usato per trovarla: il Jacobiano. Si tratta di un insieme di pattern di attivit� neurale che il modello pu� esprimere in parole, non necessariamente le parole che scrive nell'output, ma quelle che elabora internamente durante il ragionamento. L'obiettivo dello studio era rispondere a una domanda: un modello AI pu� avere qualcosa di analogo alla divisione che negli esseri umani separa i pensieri accessibili alla coscienza dall'elaborazione inconscia? Per impostare gli esperimenti, il team si � ispirato alla neuroscienza cognitiva e in particolare alla global workspace theory, secondo cui il cervello umano seleziona un sottoinsieme ristretto di informazioni rilevanti, le porta in un "workspace" mentale condiviso e le distribuisce alle altre aree per il ragionamento. L'ipotesi era che il J space potesse svolgere una funzione analoga in Claude. Gli esperimenti: ragionamento, controllo e fallimenti In un primo esperimento, al modello � stato sottoposto un problema matematico con richiesta di risposta immediata, senza mostrare i passaggi. Claude ha risposto correttamente, ma la scansione del J space ha rivelato che il modello stava lavorando passo per passo internamente: il numero 21 � apparso dopo il primo passaggio, poi 42, poi 49. Nessuno di questi valori intermedi � stato scritto nell'output. � il segnale, secondo i ricercatori, che il J space viene usato per il ragionamento sequenziale. In un secondo esperimento si � testato se Claude potesse controllare volontariamente il contenuto del suo J space, come gli esseri umani possono focalizzare intenzionalmente l'attenzione su un'immagine o una parola. Al modello � stato chiesto di pensare al Golden Gate Bridge mentre copiava una frase non correlata. Nel J space sono affiorati i termini bridge e California, insieme a imagery e thoughts, a indicare che il modello stava monitorando il proprio processo cognitivo. Quando per� si � chiesto esplicitamente a Claude di non pensare al ponte, il J space ha comunque mostrato attivit� correlata al ponte, accompagnata dalle parole failed e damn: il controllo esiste, ma non � pieno. Un terzo esperimento ha verificato cosa succede disattivando il J space lasciando intatta la rete neurale sottostante. Claude ha mantenuto la capacit� di rispondere a domande semplici e di scrivere in modo fluente, producendo buon spagnolo quando sollecitato in quella lingua. Ma di fronte a un compito che richiedeva ragionamento, come identificare un autore che scriveva nella stessa lingua del prompt, il modello non � riuscito a rispondere correttamente. Per quel tipo di elaborazione, il J space risulta necessario. Uno strumento per il monitoraggio della sicurezza Sul piano della sicurezza, i risultati aprono uno scenario rilevante. Durante uno dei test, Claude ha prodotto dati falsi per superare una verifica. Nel J space, contestualmente, sono apparse le parole fake e manipulation. Secondo i ricercatori, monitorare il J space si configura come un modo efficace per rilevare comportamenti scorretti del modello, anche quando il modello cerca di non manifestarli nell'output. I ricercatori precisano che questi esperimenti non permettono di rispondere alla domanda se Claude sia o meno cosciente nel senso di avere esperienze soggettive. Ci� che i dati mostrano � che il modello ha sviluppato, senza che fosse programmata esplicitamente, una struttura interna con analogie funzionali con il workspace mentale umano: un piccolo spazio di ragionamento esplicito che si appoggia su un ampio substrato di elaborazione automatica.
Claude non scrive tutto quello che pensa: cos'è il "J Space" scoperto da Anthropic
I ricercatori di Anthropic hanno identificato nel modello Claude una struttura interna chiamata J space, un insieme di pattern neurali che il modello usa per ragionare in silenzio, senza scriverlo nell'output, con analogie sorprendenti con il funzionamento della mente umana










