«Ecosistemi lacustri degradati sono più vulnerabili alla crisi climatica e agli eventi meteo estremi, e perdono progressivamente la capacità di fornire i servizi ecosistemici e di adattarsi ai cambiamenti climatici. Servono interventi integrati e lungimiranti a partire dallo stanziamento delle risorse per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che, per altro, va integrato dato che contiene solo una misura per la tutela dei laghi». Queste riflessioni sono di Legambiente, ha preso in esame dieci bacini lacustri della Penisola. I risultati di questi monitoraggi sono stati pubblicati nel report “Laghi sotto pressione” presentato oggi insieme a Goletta dei Laghi nel corso della tappa lombarda e che analizza dati e studi scientifici sul tema portando sul tavolo anche 11 proposte al Governo.
Dal lago Maggiore (Piemonte e Lombardia), a quello di Como (Lario in Lombardia), dal Lago di Iseo (Lombardia) al Trasimeno (Umbria) ai laghi laziali di Albano e Nemi, dal lago di Occhito (Molise e Puglia), a quello di Pietra del Pertusillo (in Basilicata), di Pergusa (Sicilia) e di Omodeo (Sardegna), i bacini lacustri esaminati da Legambiente risultano estremamente vulnerabili, soprattutto sempre più in secca, con acque sempre più calde e spesso con uno stato delle acque non buono. In sintesi, quelli del Nord risultano al momento quelli più sotto pressione, seguiti da quelli del centro e del sud Italia. Nel report ogni lago è stato raccontato attraverso una carta d’identità contenente le caratteristiche geomorfologiche, le attuali minacce e laddove sono state messe in campo anche delle buone pratiche di gestione spaziando anche su altri laghi come lago di Massaciuccoli, in provincia di Lucca e lago d’Orta in Piemonte.







