Ventinove morti in sei mesi. Più di uno a settimana. Sono i lavoratori e le lavoratrici che, da gennaio, non hanno fatto rientro a casa dopo essere andati in azienda o in uno stabilimento in Piemonte. La Regione annuncia una task force dedicata agli appalti nel comparto della logistica. Una lunga scia di morte e dolore Ieri un agricoltore di 83 anni, Gian Piero Boni, ha perso la vita a Rosta, in provincia di Torino, dopo essere stato schiacciato da un veicolo per il trasporto della legna. Andrea Salvati aveva diciotto anni, è morto una settimana fa mentre consegnava l’ultima pizza in scooter sotto la pioggia battente (i genitori hanno aperto una raccolta fondi per il Cto, che ha tentato di salvarlo). Raffaele Settembre, 47 anni, era dipendente di una ditta esterna incaricata della movimentazione merci: è stato travolto da 750 chili di bancali alla Centrale del Latte.
In Piemonte mortalità sul lavoro superiore alla media nazionale Un elenco doloroso che potrebbe andare avanti, fatto di vite e famiglie spezzate, storie che non possono essere sintetizzate in qualche riga. Ecco perché ci sono i numeri, questi dell’Osservatorio sicurezza e ambiente Vega: In Piemonte sono state registrate 13.035 denunce di infortunio sul lavoro, un dato in aumento rispetto all’anno precedente. Nella sola area di Torino e provincia, fino alla fine di aprile, 10 le persone che hanno perso la vita in seguito a incidenti avvenuti in cantiere, in ufficio o durante il tragitto casa-lavoro. Complessivamente, in tutta la regione, le vittime sono state 23, un dato che colloca il Piemonte all’ottavo posto in Italia per numero assoluto di decessi sul lavoro. E l’onda di dolore è continuata nei mesi successivi. La regione, così, resta classificata in zona arancione, con un’incidenza della mortalità sul lavoro superiore alla media nazionale.






