La dipendenza dell'Europa dalle grandi piattaforme tecnologiche americane è tornata, negli ultimi mesi, a pesare come un tema di sicurezza prima ancora che di mercato. È lo sfondo su cui si colloca l'operazione presentata a Milano il 2 luglio, quando Havant ha ufficializzato il perfezionamento dell'acquisizione di Intesa. Ne nasce un gruppo da oltre 110 milioni di euro di fatturato, più di 700 professionisti e una presenza in sei paesi europei, che punta a fare della sovranità del dato e della conformità normativa il proprio elemento distintivo.

L'incontro si è aperto con un intervento di scenario del professor Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente alla Bocconi, costruito attorno a tre parole: sovranità, intelligenza e fiducia. Il ragionamento parte da un dato di realtà. L'Europa è in ritardo sulla capacità di calcolo rispetto agli Stati Uniti e dipende in larga misura da fornitori extra-europei per le proprie infrastrutture digitali. La risposta, ha sostenuto, non è imitare il modello americano ma costruirne uno coerente con il quadro regolatorio del continente, dove convergono in pochi mesi norme come NIS2, DORA, l'AI Act e il regolamento eIDAS 2.0 sull'identità digitale. In questa lettura la sovranità non è una posizione ideologica ma un'esigenza di sicurezza: "Mi piace parlare di libertà prima che di sovranità: la scelta è non accettare di essere servi", ha sintetizzato in chiusura.