Porsche toglie il tetto alla più sportiva delle 911. Un'esperienza di guida nuova, tutta da scoprire

Alpi Sveve (Germania) Addictive, direbbero gli inglesi. Ovvero qualcosa che crea dipendenza. Una commistione unica di timbrica, feedback tattili, risposte fisiche, necessità di concentrazione ed equilibrio nei movimenti che ti fa entrare sottopelle l’esperienza che stai vivendo. Che, nello specifico, è guidare a capote aperta, su una bella strada di montagna, la Gt3 S/C.

Infrange regole non scritteCon questa inedita e per certi versi rivoluzionaria iterazione del mostro sacro 911, Porsche rompe un tabù: trasformare un’auto quasi da corsa, prodotta in serie per l’utilizzo stradale, in un’affascinante cabriolet che potrebbe andare a nozze tanto con i cordoli di un circuito quanto con i lungomare più amati dal jet set internazionale. Missione quasi impossibile a sentire i puristi, o anche semplicemente rifacendosi alla logica, secondo la quale un’auto senza tetto sarà sempre peggio da guidare rispetto a una che lo ha.

Gusto unicoEppure, quando ci si mette dietro al volante di questa Gt3 con il vento tra i capelli, molto, molto difficilmente si riesce a percepire che la perdita di rigidezza torsionale del telaio si riflette in qualche modo sulle qualità di guida di un’auto che resta straordinaria per precisione, efficacia, velocità sviluppate in curva e sensibilità ai comandi di chi guida. Con in più tutto il gusto del cambio manuale a sei marce e del latrato di un motore che dovrebbe essere venerato anche dalle generazioni a venire: aspirato, niente elettrificazione, novemila giri prima del limitatore e, inaspettatamente, un’elasticità da non credere. Roba che puoi affrontare una rotonda in sesta a 40 all’ora per poi schiacciare il gas e dimenticarti del cambio fino – ove possibile – alla velocità massima (313 orari).