Oltre mezzo secolo dopo la sparatoria con esito mortale alla Cascina Spiotta di Arzello (Alessandria), il tribunale di primo grado ha riconosciuto la responsabilità dei tre ex brigatisti rossi, il reggiano Lauro Azzolini e i capi storici delle Br Renato Curcio e Mario Moretti, per l’omicidio del carabiniere Giovanni D’Alfonso. L’appuntato fu ucciso il 5 giugno 1975 durante il blitz dell’Arma per la liberazione dell’imprenditore vitivinicolo Vittorio Vallarino Gancia, che era stato rapito il giorno prima. Durante la sparatoria morì anche Mara Cagol, militante delle Br e moglie di Curcio. La Corte d’Assise di Alessandria, presieduta dal giudice Paolo Bargero con a latere Sonia Sasso e i membri popolari, ha riconosciuto la loro colpevolezza al termine di un dibattimento che ha unito il serrato confronto sulla ricostruzione dei fatti all’analisi storica, emettendo però un verdetto che si distanzia dalle richieste della Procura.

Azzolini, 83 anni, è stato condannato a 6 anni, in continuazione con la sentenza all’ergastolo per via Fani, legata all’uccisione di Aldo Moro e diventata irrevocabile nel 1985. Lui fu poi sottoposto alla semilibertà e da tempo è libero. Per lui i pubblici ministeri Emilio Gatti e Ciro Santaniello avevano domandato 21 anni di reclusione. Azzolini, difeso dall’avvocato Davide Steccanella, rivelò nel marzo 2025, in tribunale, di essere stato lui il brigatista che riuscì a dileguarsi dalla Cascina Spiotta. Ieri non era presente in aula, così come gli altri due imputati. In risposta a un utente di Facebook, Azzolini ha scritto di essere alle celebrazioni per i Martiri del 7 Luglio 1960: "Contemporaneamente sono qui nella mia Reggio, che mi vide allora lì presente giovane maglietta a strisce, oggi (ieri, ndr) a ricordare i 5 compagni uccisi dal governo Dc-Msi-Tambroni-Almirante in quel giorno di lotta partigiana non solo antifascista. Purtroppo a presenziare ufficialmente ci sta il signor Veltroni... e dico tutto. Onore sempre".