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Claudia Voltattorni

Indagine Confcom-Confturismo: su 2.137 piccoli Comuni, solo il 16% sfrutta la vocazione turistica: servono infrastrutture e trasporti. Il ministro: puntare su cicloturismo e cammini spirituali. Il 30 luglio via al «Cammino di Francesco». In ottobre anche quello di Giovanni Paolo II

Piccoli borghi, cicloturismo e cammini spirituali per far conoscere le aree interne d’Italia oggi per lo più ignote. Su 2.137 comuni a vocazione turistica solo il 16% (circa 350) sfrutta il proprio potenziale: piccoli centri come Caorle, Jesolo o Cavallino Treporti (in provincia di Venezia) ogni anno raccolgono 128 milioni di pernottamenti pari ad una spesa turistica annua che vale 25 miliardi di euro. Ma gli altri 1.787 Comuni generano appena 33 milioni di presenze per una spesa di 6 miliardi. Si tratta di un «ampio potenziale turistico ancora da valorizzare», dice Carlo Sangalli, presidente Confcom, commentando i dati dell’indagine di Confturismo con Isfort sul «Valore turistico dei centri minori» presentata martedì a Roma.

«Destagionalalizzazione»L’obiettivo «è la destagionalizzazione», dice il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Rilanciare i borghi sconosciuti potrebbe generare nei prossimi 5 anni, secondo Confturismo, «un incremento di 1,6 miliardi di euro di Pil e 14 mila nuovi occupati», oltre a combattere lo spopolamento. I piccoli centri, dice Manfred Pinzger, presidente di Confturismo, «possono diventare uno dei principali motori di sviluppo del turismo italiano». Ma è «strategico» investire in infrastrutture e trasporti: l’84% dei piccoli Comuni è classificato come «periferico», il 91% «ultraperiferico» con difficoltà per l’accesso ai servizi essenziali.