Roma, 7 luglio 2026 – Il turismo italiano non vive soltanto nelle grandi città d’arte, nelle capitali del mare o nelle destinazioni più note. C’è un patrimonio diffuso, spesso ancora sottoutilizzato, che attraversa borghi, aree interne, laghi, montagne, paesaggi rurali e piccoli centri con forte identità territoriale. È il “tesoro nascosto” dei Comuni minori, al centro della ricerca presentata da Confturismo-Confcommercio, in collaborazione con Isfort, nel convegno ‘Turismo è Territorio’. Il dato di partenza è molto netto: in Italia ci sono 2.137 Comuni delle aree interne con una vocazione turistica, ma soltanto il 16%, circa 350 Comuni, riesce oggi a esprimere in modo efficace il proprio potenziale. Queste destinazioni generano oltre 128 milioni di pernottamenti l’anno e una spesa turistica pari a circa 25 miliardi di euro. Tutto il resto, cioè 1.787 Comuni, oltre l’80% del totale, resta ancora sotto soglia: produce 33 milioni di pernottamenti e 6 miliardi di spesa annua, ma mostra ampi margini di crescita.
Un impatto da 1,6 miliardi
La posta in gioco non è soltanto turistica. Secondo le stime della ricerca, una crescita sostenibile dei flussi nei Comuni oggi meno attrattivi potrebbe generare, nei prossimi cinque anni, 1,6 miliardi di euro di Pil aggiuntivo e 14mila nuovi posti di lavoro. Significa trasformare il turismo in una leva di sviluppo territoriale, capace di portare reddito, occupazione e servizi dove oggi pesano marginalità, spopolamento e difficoltà di accesso. Il rafforzamento dei flussi nelle aree interne servirebbe anche a riequilibrare la pressione turistica. Le grandi città concentrano attenzione, investimenti e infrastrutture, ma assorbono solo il 22% delle presenze turistiche nazionali. Il restante 78% riguarda territori nei quali la marginalità resta spesso irrisolta. È qui che il turismo può diventare politica industriale e politica territoriale insieme: non solo attrarre visitatori, ma sostenere comunità, imprese, commercio, artigianato, trasporti e servizi.







