Pubblicato il: 08/07/2026 – 7:00

di Mariateresa Ripolo

ROMA «Nel nostro Paese la ’ndrangheta rappresenta l’organizzazione criminale autoctona con il ruolo più rilevante nel traffico internazionale di stupefacenti, in particolar modo nella cocaina». Un impero economico smisurato, un «moltiplicatore di reddito illecito che deve essere ripulito», capace di piegare le rotte commerciali alle proprie esigenze. Davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, il Comandante del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei Carabinieri, Vincenzo Molinese, ha delineato una mappa criminale complessa, spiegando che «il narcotraffico è un fenomeno che risente di tantissime variabili». I clan si muovono con logiche puramente aziendali: «Variabili in base alle quali i criminali adeguano il loro modo d’agire possono cambiare la dislocazione dei porti d’arrivo delle delle fasi di stoccaggio possono avvalersi di broker differenti per gli intermediazioni anche per l’intermediazione economico e finanziaria e per i pagamenti di narco-proventi».

Narcotraffico: rotte e volumi in continua evoluzione

I flussi si spostano con estrema rapidità, adattandosi ai mercati di consumo: «Possono spostare le aree di transito e oggi vediamo soprattutto per la cocaina sudamericana che le aree di transito sono polivalenti a seconda anche del continente a cui sono destinate: la posizione centrale del Mar Mediterraneo fanno del nostro paese una delle principali porte d’ingresso delle sostanze stupefacenti destinate all’Europa». Una centralità geografica, unita alla forza militare ed economica dei clan. Come evidenziato dal Comandante, «questo aspetto è favorito tra l’altro dalla presenza di organizzazioni criminali strutturate storiche caratterizzate da capillari e consolidate ramificazioni all’estero, nonché da uno stretto controllo del territorio che consente loro sia la gestione internazionali di sostanze stupefacenti che il mantenimento del controllo dei rispettivi mercati interni».L’analisi di Molinese parte da un assunto investigativo fondamentale: la diminuzione dei sequestri non coincide con la crisi delle attività dei clan. Se nel 2023 erano state intercettate 89 tonnellate di droga, nel 2024 la cifra è scesa a 58 tonnellate, registrando un calo di circa un terzo presso le frontiere. Ma il Comandante avverte che «non ci si può mai arrendere, non si può mai pensare che siccome il quantitativo di droghe sequestrate è più basso, c’è un minore traffico». Il sistema criminale, infatti, si rimodula continuamente: «Il sistema si adegua per cercare di sviare le attività investigative» ed è per questo che «altre frontiere, altri scali marittimi sono stati individuati, altri soggetti come testa di ponte sono stati messi in cantiere dalle organizzazioni criminali».