Hi techNel 2023 era stata raggiunta la capacità del quantum computing di uguagliare la capacità dei computer tradizionali, quest’anno Ibm dovrebbe raggiungere il “quantum advantage”, con performance e qualità decisamente superiori, con l’obiettivo di arrivare in un paio d’anni ad azzerare gli errori e i rumori di fondo per poter mettere in produzione per il 2029 macchine efficienti basati sul quantum. Questa è la tabella di marcia per Big blue.Domande di approfondimento generate da 24Ore AIMa «il vero sogno è portare questa tecnologia in Italia dopo Germania e Paesi Bassi, per poter concretizzare un centro di ricerca di qualità in connessione con le aziende». È l’auspicio di Nico Losito, da aprile nuovo general manager di Ibm Italia: uno spazio è già stato assegnato a Salerno, con l’obiettivo di creare un distretto del quantum, ma il progetto è frenato da «una scarsa sensibilità istituzionale che non aiuta a sciogliere i nodi burocratici e da una carenza di conoscenza che arriva a confondere troppo speso il quantum con l’Hpc, la capacità computazionale a elevata performance».La scommessa sulla nuova tecnologia di frontiera è già partita, anche perché la certezza è che il quantum computing renderà possibile la violazione degli algoritmi crittografici attuali, andando ad annullare le barriere di sicurezza oggi inattaccabili e messe già in crisi da strumenti di nuova generazione come l’intelligenza artificiale di Mythos, che promette di individuare in tempi rapidissime le vulnerabilità dei sistemi attuali per poterle sfruttare. «In Italia si è sviluppata una forte sensibilità e, insieme alle principali banche e assicurazioni nazionali, stiamo già collaborando con il team di ricerca di Ibm a Zurigo, peraltro a guida italiana, per lo sviluppo di tecnologia quantum safe che mette a rischio le difese di un settore particolarmente sensibile come quello dei servizi finanziari», prosegue Losito.Ibm è già oggi presente sui due filoni tecnologici avanzati - l’intelligenza artificiale e il cloud in versione hybrid - nel mercato enterprise, ma l’obiettivo dichiarato è ampliare il target al mercato delle medie imprese, abilitando soluzioni semplici ed efficienti. Proprio agilità, velocità ed efficacia sono i tre imperativi per diventare “AI first company”. In questa logica Ibm ha adottato da tempo un approccio di sperimentazione come “cliente zero” delle proprie stesse strategie. In questa chiave a livello globale ha ottenuto efficienze in termini di produttività per un valore stimato in 4,5 miliardi di dollari in un triennio grazie all’adozione di intelligenza artificiale, a testimonianza dell’efficacia delle soluzioni adottate.D’altra parte, esiste anche in prospettiva un gap tra l’utilità percepita dell’AI e gli effetti concreti: oggi più di due terzi dei Ceo globali sono convinti che la tecnologia avrà un impatto decisivo sul business, ma solo il 10% sta indirizzando le soluzioni verso un aumento delle revenue. Per il 2030 otto Ceo su dieci sanno che potrà contribuire in maniera decisiva alla crescita del fatturato delle loro imprese, ma solo un quarto è consapevole delle modalità e delle aree in cui potrà avere impatto.
Ibm punta sul quantum per conquistare le medie imprese
Nel 2023 era stata raggiunta la capacità del quantum computing di uguagliare la capacità dei computer tradizionali, quest’anno Ibm dovrebbe raggiungere...








