Si è tenuta ieri all’Aquila l’ennesima udienza del processo sull’alluvione del 2014, dove sono sfilati testimoni e consulenti tecnici medici che hanno ricostruito i fatti e le cause che hanno portato alla morte, non nell’immediatezza dell’alluvione di tre senigalliesi.
I consulenti medici hanno individuato negli eventi alluvionali la causa scatenante delle morti dei tre ed in particolare in un caso lo stress ed il timore di annegare cui è seguito un infarto mortale. Negli altri due casi essere stati in mezzo all’acqua alluvionale a lungo e le lesioni riportate in quei frangenti hanno determinato la loro morte.
I medici, Alessandro Pasquali, Giuseppe Matera e Sauro Omenetti hanno confermato la sussistenza del nesso di causalità tra l’evento alluvionale e la morte dei tre concittadini. È stata poi sentita il viceprefetto come testimone il quale ha riferito chi la prefettura la mattina il 3 maggio fu avvisata delle criticità alluvionali solo dai comuni limitrofi, ma non da quello di Senigallia.
Infine l’ultimo teste, una negoziante del centro ha riferito che nonostante abbia chiesto ai vigili urbani sull’esistenza del rischio alluvionale le fu risposto che non c’erano problemi, ma nel tornare a casa si trovò in mezzo ad oltre 1 metro d’acqua e si salvò per essere salita su un muretto di recensione di una villetta presente nel pian regolatore. Il giudice ha quindi rinviato al mese d’ottobre il processo ed ha calendarizzato il prossimo udienze sino a febbraio 2027 quando si dovrà istruttoria e si passerà alle discussioni finali.







