"Questo è un grande giorno per noi. Lo Stato italiano è stato condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) per come ha gestito quelle indagini e per quello che è stato fatto a mio fratello Luca". Sono le parole di Massimiliano Max Fanesi dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso del fratello, tifoso della Sambenedettese rimasto gravemente ferito dopo Vicenza-Sambenedettese del 5 novembre 2017. La Cedu ha condannato l’Italia riconoscendo due violazioni dell’articolo 3 della Convenzione europea, che vieta trattamenti inumani o degradanti: una per le carenze delle indagini e una perché lo Stato non ha fornito una spiegazione convincente sulle gravissime lesioni riportate da Fanesi. Il tifoso finì in coma con frattura del cranio, emorragie cerebrali e danni neurologici permanenti. Sosteneva di essere stato colpito alla testa con un manganello da agenti di polizia e di aver ricevuto altri colpi dopo essere caduto. Il Governo italiano aveva attribuito le lesioni a una caduta accidentale durante gli scontri. Secondo la Corte, l’inchiesta non fu sufficientemente approfondita: non vennero svolti tutti gli accertamenti tecnici possibili, le prove materiali e i manganelli sequestrati non furono valutati adeguatamente e non tutti i testimoni rilevanti furono ascoltati. La Cedu ha inoltre ritenuto plausibile la versione di Fanesi e insufficiente quella fornita dallo Stato.
"Caso Fanesi, è un grande giorno per noi"
Luca finì in coma per le manganallate, il fratello Max: "Lo Stato italiano è stato condannato per come ha gestito quelle indagini"






