HomePratoCronacaDryphoto, gli archivi in movimento. La ’fotoarchitettura’ e le periferieAl giardino di Memus a Gamberame in mostra due lavori degli studenti a fine anni Settanta a Firenze. Sotto la lente anche un edificio progettato da Giovanni Michelucci: il palazzo delle Poste di via Pietrapiana.Questo edificio fu osservato per 24 ore e fotografato ogni 20 minutiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciSi scrive archivio, si pensa a qualcosa di statico, ancorato al passato. Non è così per Dryphoto Arte Contemporanea che, con il progetto "Archivio in Movimento", attraverso la cultura e l’arte vuole creare senso di comunità sul territorio.
Un progetto che si snoda durante il 2026 in diversi luoghi della provincia, dal Macrolotto 0 alla Val di Bisenzio. Come stasera, al giardino di Memus a Gamberame (Vaiano), fra le 19 e le 23. In mostra i materiali di archivio di due lavori fotografici prodotti da alcuni studenti della facoltà di architettura di Firenze nel 1979/80: il primo è "Fotoarchitettura" di Marzia Tesi ed Enrico Pacini, un confronto fra il linguaggio della fotografia e quello dell’architettura d’autore. Sotto la lente d’ingrandimento, un edificio di Giovanni Michelucci come le Poste Centrali di Firenze, osservato per 24 ore consecutive, con uno scatto esattamente ogni 20 minuti, ripetuto con più macchine, tutte fisse su cavalletto, messe nelle diverse posizioni. Il secondo lavoro è "Visibilità Urbana" di Giuseppe Puliti con cui il fotografo rifletteva, invece, sul grigiore e l’anonimato della vita quotidiana nella periferia urbana. A seguire, una conversazione condotta da Dario Dominico, artista e urbanista, in dialogo con Enrico Pacini, Giuseppe Puliti, e due fotografi contemporanei Lapo Baraldi e Alessandro Destro, che mostrano una Firenze completamente vuota ai tempi del Covid ("Firenze com’è" ) e una città dove la presenza turistica è elemento inevitabile di ogni immagine ("Perfect shots / Sullo svanire").






