PORDENONE - Il trasferimento della chirurgia generale dal vecchio al nuovo ospedale di Pordenone è stato completato. Una giornata intensa, con quasi quaranta pazienti spostati nelle nuove stanze di degenza e l’avvio immediato delle prime urgenze in sala operatoria. Un passaggio complesso, preparato da settimane, che ha richiesto un forte impegno del personale.

Il bilancio Il direttore della chirurgia generale, Paolo Ubiali, conferma che la fase più delicata si è svolta senza intoppi: «Abbiamo trasferito il reparto e abbiamo già iniziato a operare nella sala operatoria con le urgenze stamattina (ieri per chi legge, ndr), quindi il trasferimento è andato bene. L’impegno degli infermieri e di tutto il reparto è stato tanto, ma ci siamo stabilizzati e siamo riusciti a iniziare un’attività quasi normale». Il nuovo reparto offre qualche posto letto in più rispetto al precedente, saliti da 37 a 40, un elemento che aiuta a gestire meglio i flussi: «Il reparto consente di accogliere qualche malato in più, due o tre posti aggiuntivi». Anche la parte alberghiera riceve una valutazione positiva: «I malati sono contenti della parte alberghiera, oggettivamente migliore». Sul fronte della day surgery, la chirurgia generale continuerà a svolgere le procedure previste, ma senza la precedente degenza breve, che nel vecchio ospedale permetteva un’organizzazione più snella. «La day surgery si può fare, ma dobbiamo mettere i pazienti in reparto», spiega Ubiali. Accanto agli elementi positivi, emergono però criticità significative, riportate da voci interne alla struttura che descrivono un quadro meno lineare. Secondo queste testimonianze, il trasferimento della senologia da Pordenone al Cro, avvenuto senza preavviso, avrebbe creato difficoltà organizzative, con la perdita di personale esperto e la necessità di sostituirlo con figure più giovani. C’è poi il tema “infermieri”, con una dotazione organica che si sa non essere pienamente adeguata, e non solo per la chirurgia. E c’è chi segnala un clima di tensione nei rapporti tra professionisti e direzione, con preoccupazioni sulla tenuta complessiva del dipartimento chirurgico e sulla capacità del nuovo assetto di garantire la stessa qualità di attività complessa svolta negli anni precedenti.L'assetto Particolare attenzione è rivolta alle nuove sale operatorie (undici quelle del nuovo Santa Maria degli Angeli), che viste da un osservatore esterno appaiono moderne e tecnologicamente avanzate, ma – si apprende da rumors di reparto - presenterebbero limiti strutturali: spazi ridotti, difficoltà di movimento e una configurazione ritenuta poco adatta agli interventi più complessi. La descrizione che viene data è di sale «troppo piccole e non funzionali», progettate per un modello di attività più leggero rispetto alla chirurgia oncologica e d’urgenza che Pordenone ha storicamente garantito. Nonostante queste criticità, Ubiali mantiene una linea istituzionale: «Le sale operatorie sono belle, nuove, i monitor sono nuovi, c’è la telecamera nuova: è tutto nuovo». Una valutazione che fotografa l’aspetto visivo e tecnologico delle strutture, lasciando alla conferenza stampa attesa per oggi il compito di chiarire gli aspetti più tecnici e organizzativi. Il trasferimento della chirurgia segna dunque un passaggio decisivo nella piena attivazione del nuovo ospedale. Un passaggio riuscito sul piano operativo, accolto positivamente dai pazienti e dal personale impegnato nel trasloco, ma accompagnato da interrogativi e preoccupazioni che hanno più a che fare con una domanda inespressa su “quale ruolo per il Santa Maria degli Angeli” nel contesto della sanità regionale? Un dubbio che si rintraccia nell’allarme di questi giorni sullo spostamento dell’ematologia, dell’anatomia patologica, della chirurgia oncologica.