Bologna, 8 luglio 2026 – C’è tanto – forse addirittura troppo – nei primi cinque anni da sindaco di Matteo Lepore. C’è quello che era stato annunciato ed è stato fatto, quello su cui erano arrivate promesse poi disattese, quello che è emerso improvvisamente (leggasi Torre Garisenda). C’è un mare magnum di opere e interventi messi in campo e una conseguente pioggia di complicazioni da affrontare. Ci sono cose che meritano il bollino verde, altre che non possono avere più di un semaforo giallo, alcune su cui la bocciatura è inevitabile. Cinque anni di una Bologna che sta cambiando per sempre, in attesa dell’appuntamento alle urne in cui, fra meno di un anno, il sindaco andrà a caccia del bis.
Tra ciò che non funziona, si parte dai cantieri. Da quello del Pontelungo che si è trascinato più del previsto a quelli del tram, che da quattro anni hanno cambiato la vita dei bolognesi, fino a quello della Garisenda esploso all’improvviso. Senza contare, poi, i tantissimi ‘rattoppi’ per sistemare basoli e ciottoli sotto le Torri. Lo stesso sindaco ha imputato il tonfo nella classifica del gradimento del Sole 24 Ore, che l’ha piazzato 64esimo, proprio ai cantieri. Anche il tema sicurezza, il rapporto con piazze e sinistra extra partiti e il braccio di ferro con Roma meritano il semaforo rosso. Colore giallo, invece, per quegli argomenti su cui qualcosa si è mosso o si muoverà, anche se ancora è presto per vedere risultati concreti nero su bianco. Infine, bollino verde per i progetti già portati a compimento o su cui è evidente l’azione del Comune: Teatro Comunale, Cineteca, scudo sociale per il ceto medio e aree dismesse. Uno dei cantieri attivi a Bologna











