Nigel Farage si è dimesso dal parlamento e vuole ripresentarsi alle suppletive di Clacton On Sea, lo stesso collegio della cittadina costiera bianca, destrorsa e xenofoba dell’Essex, di cui era riuscito a diventare deputato stravincendo – dopo decine di tentativi falliti – nel 2024. Ammannito come “il tribuno della Brexit” da sdentate formule giornalistiche quando in realtà figura tra le più losche e pericolose del populismo di destra europeo, Farage è sotto inchiesta per ingenti donazioni ricevute dagli “amici”: suoi e di Reform Uk, il partito da lui riesumato dalle ceneri di Ukip, il veicolo col quale aveva propagandato e ottenuto con successo l’uscita del paese dall’Unione europea. Bei soldi, milioni di sterline: carpiti e elargiti da trafficanti in criptovalute, probabilmente in cambio dell’infaticabile azione di lobby che Farage medesimo ha svolto a favore della liberalizzazione di quel mercato.
Sono ormai mesi che è nervoso, gli articoli e le interviste dei media mainstream a pressarlo sulle donazioni/tangenti ricevute. Massima parte delle quali percepite nell’anno precedente alla sua elezione a deputato. Un’apposita commissione parlamentare sta vagliando il non dichiarato omaggio di 5 milioni di sterline che Farage ha ricevuto dal miliardario delle criptovalute Christopher Harborne. C’è poi un’inchiesta del Sunday Times, che indaga sull’altra strenna proveniente dai conti di George Cottrell, facoltoso aristo-patico incarcerato per frode negli Stati Uniti nel 2017. Non finisce qui: almeno sette aziende hanno donato circa mezzo milione di sterline a Reform mentre erano sull’orlo dello scioglimento, della cancellazione dal registro delle imprese o in evidente difficoltà finanziaria. Farage ha sempre negato qualsiasi illecito in tutti i casi, non sono che tentativi di screditare sia lui che Reform Uk.










