Sulla Rai le opposizioni non mollano. E sono pronte a sfidare, già oggi, i presidenti delle Camere con una lettera «molto dura». Già, perché la richiesta di la Russa e Fontana, di indicare già oggi i nomi per la Vigilanza Rai dopo le dimissioni di massa delle corsa settimane, viene letta dal campo progressista come una «risposta burocratica» a un problema politico.
Il punto, spiegano le opposizioni, non è indicare nuovi nomi, ma spingere la destra a recepire il Media Freedom Act dell’Ue, che significa togliere il potere di nomina dell’ad Rai al governo. In sostanza: togliere la morsa politica che ha soffocato la tv pubblica, anche nella scelta dei palinsesti. Quel provvedimento è fermo in commissione in Senato da mesi. Ed è uno dei motivi che hanno spinto le dimissioni in massa delle opposizioni dalla commissione di Vigilanza, la settimana scorsa.
Vigilanza bloccata da due anni dalle destre che hanno disertato i lavori per il no del centrosinistra a votare la presidente designata Simona Agnes, indicata da Forza Italia.
Ieri il secco no del centrosinistra alla richiesta di indicare i nomi dei nuovi componenti. E se La Russa e Fontana sceglieranno i nomi d’autorità, «scatteranno subitole dimissioni», dico dal centrosinistra. Già oggi sarà annunciata una iniziativa pubblica di protesta con esponenti della società civile. Al muro di Pd, M5S e Avs e +Europa, si sono unite anche Iv e Azione. Un campo larghissimo per dire basta all’occupazione della tv pubblica da parte della maggioranza: a Montecitorio la riunione di tutte le opposizioni per decidere la linea dura. «Per due anni i presidenti delle camere non hanno fatto nulla e ora agiscono in maniera burocratica», è il ragionamento accompagnato da un certo stupore degli esponenti delle minoranze. «Ora qualsiasi accelerazione sarebbe strumentale. Ovviamente non daremo alcun nome ma appare evidente la strategia della destra basata su quanto hanno fatto in commissione Covid, con l’obiettivo di occupare anche la Vigilanza a un anno dalle elezioni. Se lo facessero saremmo di fronte a un golpe parlamentare», affermano i capigruppo M5S al Senato e alla Camera Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi. Le opposizioni chiedono una svolta sul Media Freedom Act, il regolamento europeo in vigore da un anno, che l’Italia avrebbe dovuto recepire già dall’agosto 2025. Ma la commissione del Senato che avrebbe dovuto occuparsene ieri è stata sconvocata.










