Washington reagisce ai raid attribuiti a Teheran nello Stretto di Hormuz. Il Qatar accusa l’Iran e la Ukmto alza a “grave” il livello di minaccia.

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Proiettili e droni tornano a infiammare lo Stretto di Hormuz. Dove, in meno di 24 ore, almeno tre navi commerciali, di cui una qatarina, sono state colpite mentre erano in transito, secondo l'agenzia britannica Ukmto. Gli attacchi, che hanno causato danni materiali ma non morti o feriti, sono stati attribuiti da fonti Usa e del Golfo all'Iran, che nel frattempo è ancora immerso nelle esequie di massa, iniziate sabato, dell'ex guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un raid israelo-statunitense.A causa di questi "raid iraniani", la Ukmto ha alzato da "significativo" a "grave" il livello di minaccia per quanto riguarda Hormuz. Da Teheran pare dunque arrivare un messaggio che, nei fatti, comporta una nuova rivendicazione del diritto di controllare lo strategico snodo commerciale che collega i golfi Persico e dell'Oman, dove nelle ultime settimane i traffici sono ripresi tra le tensioni. E ora, dopo esser già stata tra i dossier più delicati dei negoziati che hanno portato a metà giugno all'intesa preliminare tra Iran e Stati Uniti successiva a mesi di conflitto, la partita legata a Hormuz rischia di diventare di nuovo una questione incendiaria.Gli attacchi alle navi e la reazione del QatarAnche perché tra le imbarcazioni prese di mira dai colpi attribuiti alle forze iraniane questa volta c'è la Al Rekayyat, che trasporta gas qatarino. Uno schiaffo agli interessi strategici di Doha accolto non certo con il sorriso nell'emirato affacciato sul golfo Persico, che insieme al Pakistan mediatore è un Paese chiave nelle trattative tra Usa e Iran. "Questo è un inaccettabile attacco alla sicurezza della navigazione marittima internazionale", ha tuonato in effetti il portavoce ufficiale del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al Ansari. Che ha anche chiesto all'Iran, additandolo come "responsabile pieno sul piano giuridico" dell'attacco, di "porre immediatamente fine a tutte le pratiche che compromettono la sicurezza regionale".Da media internazionali si apprende che la Al Rekayyat, di proprietà della compagnia qatarina Nakilat, è stata colpita sul lato sinistro mentre procedeva nei pressi di Hormuz. A bordo c'è stato un incendio in sala macchine, poi controllato, che secondo Reuters online ha portato il capitano a lanciare il 'mayday' e a far temere un'esplosione. Nelle stesse ore, sono anche state colpite una nave saudita, che si ritiene possa essere la superpetroliera Weydan, e una terza imbarcazione di cui, almeno inizialmente, non sono emersi dati più precisi. Tutti attacchi capaci anche di intaccare i mercati, con le quotazioni del gas naturale salite sopra i 46 euro al MWh.Da parte sua, l'Iran non ha per ora rivendicato apertamente i raid, mentre la sua leadership continua a mostrarsi ufficialmente tutta dedita ai funerali del "leader martire" Khamenei. Anche se da parte del ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, un avviso ai naviganti è comunque arrivato. "Noi non ci lasciamo intimorire dalle minacce del nemico", ha avvertito via social, ricordando inoltre, con richiamo al "paragrafo 13 del memorandum" firmato con gli Usa, che i negoziati sull'accordo finale "non inizieranno se le minacce continueranno".La risposta degli Stati Uniti: revocata la deroga sul petrolio iranianoA stretto giro, però, è arrivata la risposta americana. Gli Stati Uniti hanno infatti revocato la deroga sul petrolio iraniano concessa il 21 giugno, che autorizzava la produzione, la consegna e la vendita di greggio. La licenza generale è stata cancellata proprio in seguito agli attacchi nello Stretto, ha riferito un funzionario americano ad Axios. "Come hanno ripetutamente affermato Trump e l'amministrazione, il memorandum d'intesa in vigore con l'Iran è interamente basato sui risultati: l'Iran otterrà benefici solo se darà prova di una condotta corretta", ha spiegato il funzionario.Che ha poi messo in chiaro il nesso tra i raid e la nuova stretta: "Le azioni dell'Iran nello stretto di Hormuz sono state del tutto inaccettabili per gli Stati Uniti e comporteranno delle conseguenze". Washington, ha comunque precisato, non considera ancora chiusa la via diplomatica: "I nostri negoziatori continuano a lavorare in buona fede per raggiungere un accordo definitivo".