Riforma dei concorsiA spiegare il cambio sono anzitutto i numeri del sistema appena abolito. Nelle sei finestre di Asn bandite dal 2012 a oggi si sono abilitati oltre 71mila aspiranti professori, ma meno di 40mila hanno poi ottenuto una cattedraCi sono voluti sette mesi, ma alla fine la riforma dei concorsi universitari voluta dalla ministra Anna Maria Bernini è diventata legge. Il testo, approvato alla Camera con 122 sì e 70 no (3 astenuti), è identico a quello licenziato dal Senato lo scorso 9 dicembre, e nasce dai lavori di un gruppo di esperti nominato dal ministero nel settembre 2024.Domande di approfondimento generate da 24Ore AINon è un caso che il passaggio dall’approvazione a Palazzo Madama a quella di Montecitorio abbia richiesto così tanto tempo. Nel mezzo ci sono stati mesi di audizioni con sindacati e associazioni di dottorandi e ricercatori, oltre alla discussione delle proposte emendative presentate in commissione Cultura, poi respinte. E anche, infine, polemiche per il rischio di fenomeni di “nepotismo” con le nuove commissioni che, da adesso, saranno fondamentali per la carriera dei docenti.Stop all’AbilitazionePer capire questo aspetto - smentito da Bernini al Senato prima della votazione - bisogna guardare il primo articolo della legge, che alla fine è il cuore della riforma. Stabilisce la cancellazione dell’Abilitazione scientifica nazionale (Asn), in vigore dal 2010. Viene sostituita da un’autocertificazione: in sostanza, i candidati ai concorsi da professore o da ricercatore a tempo determinato dichiareranno online il possesso di requisiti di produttività scientifica fissati per gruppo disciplinare. Va segnalato il regime transitorio per chi ha ottenuto l’abilitazione scientifica prima di oggi: in quei casi è previsto l’esonero dall’autocertificazione fino alla scadenza del titolo.31mila docenti senza cattedraA spiegare il cambio sono anzitutto i numeri del sistema appena abolito. Nelle sei finestre di Asn bandite dal 2012 a oggi si sono abilitati oltre 71mila aspiranti professori, ma meno di 40mila hanno poi ottenuto una cattedra. Cioè sono rimasti fuori oltre 31mila abilitati, il 41,3% del totale, che pur avendo superato la valutazione nazionale non hanno ricevuto una chiamata. A questo si aggiunge il contenzioso: tra il 2013 e il 2024 le procedure di abilitazione hanno generato oltre 2.500 ricorsi tra Tar del Lazio e Consiglio di Stato, contro appena 45 per la chiamata dei professori e 179 per quella dei ricercatori nello stesso periodo.Le commissioniIl nuovo provvedimento, che comprende quattro articoli in totale, stabilisce che i requisiti autocertificati saranno vagliati da commissioni formate da cinque membri. In particolare, quattro di loro saranno esterni ed estratti da una lista di 40 aspiranti commissari per ciascun gruppo scientifico disciplinare, che sarà redatta dal ministero in base a richieste corredate da curricula consultabili online; il quinto, invece, verrà individuato dall’ateneo tra gli interni tra quelli stabilmente impegnati «all’estero in attività di ricerca o di insegnamento con una posizione accademica almeno equipollente» a quella ricercata. Le commissioni scenderanno a tre membri (due esterni e un interno) per i gruppi scientifico disciplinari più piccoli (dove le liste di partenza avranno meno di 40 nomi).