Era il 5 giugno 1975 quando i carabinieri intervennero per liberare l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato 24 ore prima dalle Br. Nel conflitto a fuoco rimasero uccisi il carabiniere D'Alfonso e Mara Cagol

Un'immagine della sparatoria di Cascina Spiotta

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L'ultimo capitolo del processo sulla sparatoria a Cascina Spiotta, in cui persero la vita la brigatista Mara Cagol e il carabiniere Giovanni D'Alfonso si è concluso oggi. Sei anni di carcere in continuazione con un'altra condanna per Lauro Azzolini, prescrizione per Renato Curcio e Mario Moretti. I pm Emilio Gatti e Ciro Santoriello, nel loro intervento precedente, avevano chiesto 21 anni per Azzolini (che era presente durante la sparatoria e riuscì a fuggire) e l'ergastolo per Curcio e Moretti. In aula era presente il figlio.Azzolini, Curcio e Moretti hanno 83, 85 e 80 anni. Secondo quanto si ricava dal dispositivo, spiega l'Ansa, i sei anni inflitti ad Azzolini sono in continuazione con una sentenza di Roma del 24 gennaio 1983 relativa ai fatti di via Fani. Secondo l'avvocato Francesco Romeo, difensore di Moretti, la pronuncia dei giudici di Alessandria "sconfessa l'impianto accusatorio". "Moretti - spiega - doveva rispondere di concorso morale, ma lui non ha avuto alcun ruolo nella vicenda e non ha mai voluto la morte di d'Alfonso. Noi pensiamo che c'erano le condizioni per un'assoluzione piena. Ma questo è comunque un passo verso la chiusura di quella stagione". Era il 5 giugno 1975 quando i carabinieri arrivarono a Cascina Spiotta dove era tenuto prigioniero l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato 24 ore prima dalle Brigate rosse. Nel conflitto a fuoco rimasero uccisi il carabiniere D'Alfonso e Mara Cagol, la moglie di Curcio.