TRENTO. Prima le minacce, poi le aggressioni e infine la perdita del lavoro. È la vicenda raccontata dalla Flai Cgil del Trentino che riguarda due operai agricoli impiegati nei vigneti di una delle principali aziende vitivinicole della provincia e che, secondo il sindacato, sarebbero stati vittime di Muhammad Suleman, il caposquadra arrestato nei giorni scorsi nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Trento sul presunto sistema di caporalato.

I due lavoratori, assistiti dalla Flai Cgil e dall'avvocato Giovanni Guarini, hanno denunciato alle autorità gli episodi di violenza subiti. Il sindacato riferisce di aver informato l'azienda fin dal primo caso, chiedendo l'adozione di misure immediate per tutelare il dipendente aggredito. Nonostante le segnalazioni, sostiene la Flai, Suleman avrebbe continuato a lavorare a stretto contatto con gli altri braccianti.

Secondo la ricostruzione del sindacato, il primo episodio risale al maggio 2025. Un operaio, dopo essersi rifiutato di partecipare a presunte squadre di lavoro irregolare, sarebbe stato minacciato e successivamente aggredito da un gruppo di sei persone armate anche di tirapugni e coltello. Il lavoratore riportò una frattura alla schiena con una prognosi di 30 giorni.