Il pm assegnatario del fascicolo è stato Carlo Villani, 54 anni, un passato a Verona e a Catanzaro. Ma non è stato lui a tirare le fila dell’indagine, perché nel frattempo è stato promosso procuratore della Repubblica a Velletri

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Per uno scherzo del destino, l’indagine che ha portato a individuare in Walter Lavitola il presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci è stata gestita da un magistrato che conosceva già bene il mondo complicato in cui le inchieste di Report hanno dato fastidio e suscitato polemiche. Il pm assegnatario del fascicolo, coordinatore delle indagini che hanno identificato sia il commando operativo che l’ex editore dell’Avanti come committente è stato Carlo Villani, pubblico ministero a Roma, 54 anni, un passato a Verona e a Catanzaro. Non è stato Villani a tirare le fila dell’indagine, perché nel frattempo è stato promosso procuratore della Repubblica a Velletri: nomina sul filo di lana, con il plenum del Consiglio superiore della magistratura che il 20 maggio scorso si spacca quasi esattamente a metà, e Villani prevale per un solo voto (15 a 14) sul rivale Giuseppe Patrone, sostenuto dalle correnti di sinistra.Nei giorni scorsi Villani si è insediato a Velletri, e il fascicolo sulla bomba a casa Ranucci è stato riassegnato al suo collega Edoardo De Santis.Ma tutto il lavoro a monte, alla guida dei carabinieri del Ros, l’ha fatto Villani: ed è stato lui il destinatario della lettera anonima che nell’aprile scorso spiegava esplicitamente al pm che i clan della camorra non avevano a che fare con la tentata strage, “a noi Ranucci non ha fatto niente”: una spinta decisiva per riorientare le indagini in altre direzioni.Nel complesso lavoro di screening dei nemici che il conduttore di Report si era potuto creare col suo lavoro, Villani è stato il lavoro compiuto quattro anni fa scavando sugli esposti piovuti contro Ranucci da Andrea Ruggieri, allora componente in quota Forza Italia della commissione di vigilanza Rai, che si era sentito minacciato da alcuni messaggi del conduttore televisivo dopo che in commissione erano arrivati dei dossier anonimi contro quest'ultimo. Di avere ricevuto telefonate piuttosto dure riconducibili a Ranucci lo aveva confermato, proprio davanti a Villani, un altro componente della commissione, il renziano Davide Faraone.