“Come fermerete Messi?”. “Come ha impostato la partita a livello tattico?”. “Cosa dovrà fare l’Egitto per compiere un’impresa simile?”. Nessuna domanda del genere. Alla vigilia della sfida più difficile del suo Mondiale, quella contro l’Argentina campione in carica, Hossam Hassan ha deciso di cambiare completamente registro. Il CT egiziano ha interrotto il filo della conferenza stampa e, per alcuni minuti, il calcio è passato in secondo piano. Al centro del suo intervento è finita una riflessione sul dramma del popolo palestinese. “Se una persona, in qualsiasi parte del mondo, non prova compassione per il popolo palestinese, allora ha perso parte della sua umanità”, ha detto davanti ai cronisti riuniti ad Atlanta, dove l’Egitto si prepara ad affrontare gli ottavi di finale del torneo.

L’ex attaccante, ancora oggi miglior marcatore nella storia della Nazionale egiziana con 69 reti, non è nuovo a prese di posizione di questo tipo. Pochi giorni fa, dopo la storica vittoria contro l’Australia nei sedicesimi di finale (primo successo dell’Egitto nella fase a eliminazione diretta di un Mondiale) aveva festeggiato in campo sfoggiando la bandiera palestinese oltre a quella del suo Paese. Un’immagine che aveva fatto rapidamente il giro del mondo e acceso il dibattito sul confine, da sempre delicato, tra sport e messaggi politici. E una domanda sull’episodio è inevitabilmente arrivata.