Roma, 7 lug. (askanews) – Nell’estate del 2007, alla Magliana, viene alla luce uno scheletro che manda in tilt gli investigatori: le ossa non sono di una persona sola, ma di cinque, ricomposte con la pazienza di un anatomista. La stampa lo battezza “il collezionista di ossa”. Chi le abbia assemblate, e perché, non si è mai saputo. È da questo vuoto lasciato dalla cronaca vera che nasce “Il collezionista di ebrei”, romanzo d’esordio di Michele M. Concezzi, in libreria per Historica Edizioni.
Dove le indagini reali si sono fermate, Concezzi immagina una risposta, e la affida a Ester: cronista di nera, ebrea, romana di Monteverde. È lei a leggere nel macabro puzzle ciò che nessuno vuole vedere; non un delitto qualunque, ma la firma di un odio antico. Le vittime, scoprirà, hanno un solo tratto in comune: un cognome ebraico. E l’assassino uccide per lasciare un messaggio.
Attraverso gli occhi di Ester, il romanzo risale la corrente di quarant’anni di storia. C’è la sua vita privata – gli amori di gioventù, oggi il legame con la compagna Maria – e c’è la Storia che le si intreccia addosso: il rastrellamento del Ghetto che nessuno ha davvero dimenticato, i criminali nazisti che a Roma trovarono rifugio dopo Norimberga, la strage di Fiumicino del 1985, e su tutto l’attentato alla Sinagoga dell’ottobre 1982, il giorno in cui per una generazione di ebrei romani finì l’innocenza. Ester era lì. Ne porta ancora il segno.






