A scandire il ritmo delle giornate dei piccolissimi pazienti nelle incubatrici non ci sarà più solo il rumore delle apparecchiature, ma la voce di mamma e papà. Ma anche melodie scelte dalla famiglia o, addirittura, le canzoni ascoltate durante la gravidanza. Nel reparto di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari) entra la musicoterapia, grazie a un sistema per la diffusione controllata del suono nelle incubatrici.
Un’iniziativa che si affianca a quelle già attive che hanno l'obiettivo di umanizzare le cure neonatali visto che, anche il suono può diventare parte della cura. Grazie al progetto, quindi, si potrà far ascoltare ai bimbo la voce dei propri genitori, sempre secondo modalità controllate e compatibili con la delicatezza del reparto. Non si tratta solo di un accompagnamento sonoro, ma di un intervento di supporto alla cura, orientato a rendere più accogliente e meno stressante l’esperienza del ricovero.
“L’utilizzo terapeutico del suono - spiegano dall’ospedale - in particolare della voce materna e paterna, delle ninne nanne e di melodie lente, prevedibili e a basso volume, può favorire il rilassamento del neonato, sostenere la stabilizzazione dei parametri vitali e contribuire alla riduzione dello stress legato all’ambiente ospedaliero e alle procedure cliniche”. I neonati prematuri risultano infatti particolarmente sensibili agli stimoli esterni.









