Oltre 4,4 miliardi di euro di fatturato, circa 780 milioni di pasti serviti ogni anno e più di 100 mila addetti. Sono i numeri della ristorazione collettiva italiana, un comparto che ogni giorno garantisce i pasti nelle scuole, negli ospedali, nelle aziende e nelle strutture sociosanitarie. "Il nostro è un settore strategico che incide direttamente sul benessere delle persone, sulla salute, sugli stili di vita e, più in generale, sul welfare del Paese. Eppure, continua a essere ancora poco conosciuto", sottolinea Chiara Nasi, presidente di Cirfood, impresa italiana numero uno (secondo dati Cerved DataBank 2025) nel mercato della ristorazione collettiva, commerciale e nei servizi di welfare. "Gli utenti vedono il committente, ma spesso non conoscono l’impresa che eroga il servizio".
Per Nasi, il ruolo della ristorazione collettiva va oltre la semplice preparazione dei pasti. "Nelle strutture sociosanitarie il cibo è parte integrante del percorso di cura. Non rappresenta soltanto nutrizione, ma contribuisce alla terapia e al benessere della persona". Un principio che vale anche per la scuola. "La mensa scolastica è uno strumento di educazione alimentare: insegna ai bambini corrette abitudini nutrizionali e contribuisce alla prevenzione di possibili patologie future". Accanto al valore sociale del settore resta però aperto il tema della sostenibilità economica. Per Nasi uno dei principali fattori che continua a comprimere la marginalità delle imprese è rappresentato dall’impossibilità di adeguare tempestivamente i corrispettivi dei contratti pubblici all’aumento dei costi. "Abbiamo contratti che durano tre, cinque o anche sette anni e affrontare periodi così lunghi senza un adeguato aggiornamento dei prezzi rappresenta un problema enorme. Negli ultimi anni, inoltre, l’inflazione delle materie prime alimentari, che incidono per circa il 40% sul nostro conto economico, è stata molto superiore a quella generale. Non chiediamo margini straordinari: abbiamo bisogno di generare le risorse necessarie per continuare a investire in innovazione, garantire qualità ai servizi, valorizzare le persone e fare formazione. Sono condizioni indispensabili per mantenere elevati gli standard del servizio", sottolinea. L’azienda ha registrato lo scorso anno ricavi consolidati per 644,7 milioni di euro, un utile di 8,6 milioni e un patrimonio netto di 134 milioni, in crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente. Nel corso dell’anno sono stati investiti 25,5 milioni di euro nell’innovazione delle strutture, nella digitalizzazione, nella qualità dell’offerta e nella crescita delle competenze interne. Alla solidità economica si accompagna anche l’attenzione verso la base sociale della cooperativa. In occasione dell’approvazione del bilancio 2025, Cirfood ha deliberato un ristorno di 1,5 milioni di euro destinato a oltre 5.600 socie e soci dipendenti. "Si tratta di un impegno che abbiamo sempre ritenuto fondamentale e che, negli ultimi 20 anni, ha portato a una distribuzione alla nostra base sociale di oltre 27 milioni di euro", spiega Nasi.







