Europa
Aldo Torchiaro
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Alessandro De Angelis, su La Stampa, lancia un appello alla sinistra: «Svegliatevi, il mondo è altrove». Salutiamo il nuovo corso del quotidiano torinese, felici di ritrovarlo su un punto che Il Riformista sostiene come sua raison d’etre. Il mondo è cambiato. E sin troppo velocemente, scardinando regole e princìpi, prassi e consuetudini. Ci sembra però di poter dire che quanto più il mondo accelera il salto quantico delle dinamiche e delle relazioni, tanto più la politica italiana si appiattisce, si assottiglia sotto il manto dell’erba, come a volersi sottrarre.
La politica italiana, tutta intera, continua a discutere come quei passeggeri che litigano sul posto finestrino mentre l’aereo è già entrato nella turbolenza. La riflessione di De Angelis individua un paradosso evidente. Mentre a duemila chilometri da Napoli si riuniscono i leader della Nato per discutere di sicurezza, deterrenza e nuovi equilibri globali, la sinistra italiana continua a rifugiarsi nelle solite liturgie di casa: il dibattito sul salario minimo, festival estivi in odor di salsiccia, evocazioni sacre e profane della Costituzione, alambicchi elettorali. Tutto legittimo. Se non fosse che il mondo, fuori dall’orizzonte del cortile, corre. E forse precipita. La stagione della primavera ulivista, 1996, è un miraggio illusorio. A differenza di allora, l’Europa è colpita da una guerra di invasione russa, nel suo cuore. Ha dovuto ripensare le sue forniture energetiche e vive la più grave crisi di approvvigionamento di idrocarburi. Deve far fronte a Putin, ogni giorno più presente sui social ma, incidentalmente, anche in un paio di porti libici. Deve far fronte a Trump, le cui intemperanze sui dazi prima e sulla Nato poi hanno costretto l’Europa a un rapido ripensamento.






