Per il direttore del Giornale, lo scontro dottrinale non c'entra con la difesa della tradizione o della liturgia antica

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Il direttore del Giornale Tommaso Cerno è stato ospite di Antonino Monteleone a Filorosso su Rai 3, dove ha affrontato i temi caldi dell'attualità mondiale, da Trump allo scisma della Chiesa Cattolica. “Intanto io non sono d'accordo con la lettura che lo scisma lefebvriano abbia a che fare con la Chiesa tradizionale. Questa è una lettura molto semplicistica. Non è colpa del latino, del suo ruolo o di una parte della Chiesa che mantiene quella liturgia. Quello che avviene sul piano dottrinale, cioè il fatto di non rispettare il dogma per cui il Santo Padre decide i vescovi della Chiesa cattolica, sono due cose completamente diverse”, ha spiegato il direttore, intervenuto in collegamento.“Oggi la Chiesa tradizionalista è molto, molto ampia nel mondo e porta un messaggio che già Papa Ratzinger in maniera forte, ma anche Papa Francesco, aveva rimesso al centro del dibattito. Papa Francesco probabilmente a queste scomuniche non so se ci sarebbe arrivato, c'è anche un fatto di tempi in cui è avvenuta questa scelta dei lefebvriani. Cioè il latino, il passato, la Chiesa di una volta non sono la colpa di quello che succede in Francia e in Svizzera, in questo caso a Écône, ma sono figlie di una rottura del Vaticano II su principi cardine della dottrina, che una gran parte dei tradizionalisti, che oggi ancora usano il rito latino con le dispense papali eccetera, non hanno”, ha proseguito Cerno, sottolineando che, invece, “hanno la perfetta santa obbedienza a Sua Santità, fanno i vescovi che decide il Papa. Cioè la Chiesa è una cosa molto ampia. Per dire, la Chiesa africana è molto più vicina ai riti tradizionali di quanto sia la Chiesa nordeuropea, e il futuro della Chiesa sta in Africa, quindi questa dovrebbe essere una contraddizione in termini. Il problema è che noi parliamo di Chiesa cattolica solo parlando di temi di politica, perché noi utilizziamo il Papa per fare politica”.