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Indagato anche per il reato di strage. Nel procedimento emesso dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma nell'ambito dell'attentato a Sigfrido Ranucci ed eseguito dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma nei confronti di Valter Lavitola, risultano indagati, oltre all'imprenditore ed ex editore, altre sei persone. A vario titolo, la Procura contesta loro i reati di concorso nel tentato delitto di strage, detenzione, porto e impiego illegale di esplosivi, danneggiamento aggravato e minaccia aggravata, tutti contestati con l'aggravante del metodo mafioso. Secondo l'ipotesi accusatoria, Lavitola avrebbe rivestito il ruolo di mandante dell'azione, mentre in particolare uno degli indagati avrebbe svolto la funzione di intermediario tra il presunto mandante e gli esecutori materiali dell'attentato.

Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno consentito di individuare in un cittadino camerunense l'anello di collegamento tra il presunto mandante e gli esecutori materiali. Gli investigatori evidenziano che questi risulta dipendente dal 2017 della società che gestisce un ristorante riconducibile a Lavitola. Un elemento che, insieme alle intercettazioni telefoniche e all'analisi delle celle telefoniche, avrebbe contribuito a delineare il quadro investigativo.