di
Sara D'Ascenzo
85 anni, svizzero, malato da tempo è stato il primo non italiano a guidare il festival della Biennale
La sua prima Mostra d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia nel 2002 la organizzò in tempi record: quattro mesi e si gridò al miracolo. Il Leone d'Oro alla Carriera quell'anno andò al regista Dino Risi e il critico svizzero scelto dall'allora presidente della Biennale Franco Bernabè approdò al Lido per sostituire Alberto Barbera - che oggi guida nuovamente la Mostra dal 2012 - dopo mesi di polemiche e ipotesi di ogni tipo per quel posto, tra cui Quentin Tarantino e Martin Scorsese. Da tempo malato, Moritz de Hadeln, 85 anni, critico e regista, direttore di Festival come Berlino e Locarno e fondatore del Festival Vision du Réel, è morto il 4 luglio in seguito a complicazioni durante un intervento chirurgico.
Nato il 21 dicembre 1940 a Exeter, nel Regno Unito, da una famiglia legata al mondo dell’arte, era nipote dello storico dell’arte Detlev Freiherr von Hadeln. Il padre, Harry de Hadeln, era editore d’arte a Firenze, mentre la madre, Alexandra Balaceano, era pittrice e scultrice. Cresciuto tra Italia, Francia e Svizzera, fin da giovane si è rivolto alla fotografia e al cinema. Dopo gli studi a Parigi ha frequentato un laboratorio sperimentale cinematografico e i corsi del regista Raimond Rouleau. Ha iniziato la carriera come fotografo e documentarista. Nel 1963 ha realizzato il documentario «Le Pèlé», seguito nel 1966 da «Ombres et Mirages». Negli stessi anni ha lavorato anche come montatore e assistente alla regia, collaborando con il direttore della fotografia Ernest Artaria e con il regista Yves Allégret.










