La cessione di Elia Caprile dal Bari al Napoli, avvenuta nel luglio del 2023 per circa 2,2 milioni di euro, è al centro dell’inchiesta della Procura di Bari sulla gestione economica della società biancorossa, di proprietà della famiglia De Laurentiis.Gli accertamenti riguardano le ipotesi di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta. Secondo la Procura, che sta eseguendo perquisizioni nella sede del Bari, in quella del Napoli e negli uffici romani della Filmauro, il club pugliese avrebbe accumulato perdite per circa 30 milioni di euro tra il 2019 e il 2025 trovandosi così in una situazione caratterizzata da un cospicuo deficit patrimoniale, senza un concreto piano di riequilibrio.

La cessione di Caprile al Napoli L’operazione su cui si concentra maggiormente l’attenzione degli inquirenti è quella relativa a Elia Caprile. Il portiere era arrivato al Bari dal Leeds. Nell’accordo era previsto che, in caso di una successiva cessione del calciatore a un prezzo più alto, il club pugliese avrebbe riconosciuto premi alla società inglese sulla futura rivendita. In termini semplici, se il Bari avesse venduto Caprile ad una cifra maggiore del prezzo di acquisto, avrebbe incassato il valore della cessione, versando poi al Leeds la percentuale prevista dal contratto. Nel luglio del 2023, però, Caprile venne ceduto al Napoli per circa 2,2 milioni di euro, secondo gli inquirenti "in assenza di qualsivoglia clausola di partecipazione al futuro plusvalore". il Bari, che si trovava già in una situazione economica particolarmente delicata, con la vendita al Napoli avrebbe quindi rinunciato alla possibilità di beneficiare di un’eventuale crescita del valore del portiere.La successiva rivalutazione Dopo il trasferimento, Caprile non riuscì a trovare subito spazio nel Napoli (4 presenze in 2 stagioni) e venne ceduto in prestito all’Empoli, prima di essere acquistato a titolo definitivo dal Cagliari per una cifra vicina agli 8,2 milioni di euro.La rivalutazione economica del calciatore avrebbe quindi favorito il Napoli. Secondo la ricostruzione della Procura, il club campano avrebbe ottenuto dall’operazione una plusvalenza vicina ai 7 milioni di euro. Il Bari potrebbe quindi non essere stato remunerato correttamente rispetto al valore effettivo di Caprile.Il club pugliese, in sostanza, avrebbe venduto il portiere al Napoli per una cifra ritenuta troppo bassa, lasciando alla società campana il vantaggio economico sul valore di Caprile. E di fatto, il Bari avrebbe così perso l'occasione di ottenere un'entrata economica essenziale in una situazione piuttosto precaria. La Procura ritiene dunque che il trasferimento di Caprile possa aver ulteriormente aggravato i conti del club biancorosso, favorendo invece il Napoli, società correlata perché sempre riconducibile alla famiglia De Laurentiis.Destinatari delle perquisizioni, sono anche gli ex direttori sportivi di Bari e Napoli, Ciro Polito, Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso e il procuratore del calciatore, Graziano Battistini. Le accuse e le ricostruzioni formulate dagli inquirenti sono ancora nella fase delle indagini e dovranno essere ulteriormente verificate.