Roma, 7 lug. (askanews) – Il settore del cacao sta attraversando una trasformazione radicale che mette a nudo gli squilibri strutturali del commercio globale. Nonostante la materia prima abbia raggiunto quotazioni storiche toccando il picco di 10,75 dollari al chilogrammo nel gennaio 2025, la ricchezza generata lungo la catena del valore fatica ancora a raggiungere i coltivatori.

Circa il 90% del cacao mondiale è infatti garantito dal lavoro di 5-6 milioni di piccoli agricoltori che operano spesso al di sotto della soglia di povertà1, una condizione che alimenta criticità sistemiche come la deforestazione e lo sfruttamento del lavoro infantile. Basti pensare che in Africa occidentale, il fenomeno coinvolge ancora circa 1,5 milioni di bambini.

Il cacao viene coltivato oggi in circa 70 Paesi della fascia tropicale, ma oltre il 90% della produzione mondiale è concentrato in appena nove nazioni. Il cuore della filiera resta l’Africa occidentale, dove Costa d’Avorio e Ghana garantiscono circa il 60% dell’offerta globale. Una concentrazione che rende il mercato particolarmente esposto agli effetti del cambiamento climatico: quando siccità, piogge estreme o fitopatie come il black pod colpiscono questi due Paesi, le ripercussioni si riflettono rapidamente sulla disponibilità di cacao a livello mondiale. A questo si aggiungono l’invecchiamento delle piantagioni e l’aumento dei costi di produzione, fattori che negli ultimi anni hanno contribuito all’impennata delle quotazioni internazionali del cacao.