Questa mattina (7 luglio) sono scattate le perquisizioni della Guardia di finanza nelle sedi delle società calcistiche Bari e Napoli, entrambe riconducibili alla famiglia De Laurentiis, e nella sede della Filmauro a Roma, la holding di cui è legale rappresentante Aurelio De Laurentiis. Risultano indagati - per false comunicazioni sociali e per bancarotta fraudolenta - Aurelio e Luigi De Laurentiis, rispettivamente presidente del Napoli e amministratore unico del Bari. L'ipotesi di false comunicazioni sociali riguarda in particolare il bilancio d'esercizio 2024 del club biancorosso, mentre quella di bancarotta è connessa alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale, presentata per l'insolvenza della società barese.Al centro dell'inchiesta, coordinata dalla procura di Bari guidata da Roberto Rossi, ci sono i bilanci della società pugliese. Secondo gli inquirenti, dall'analisi dei bilanci, delle note integrative e delle relazioni sulla gestione è emerso che il Bari, in perdita sistemica per circa 30 milioni di euro nel periodo 2019-2025, "risulta gravata da rilevante deficit patrimoniale e da consistente esposizione debitoria, in assenza di un concreto piano di riequilibrio". Il procedimento sarebbe nato dalla richiesta di liquidazione giudiziale del club avanzata dalla stessa procura e da una consulenza tecnica depositata a fine maggio, dopo la retrocessione della squadra in Serie C.La tesi degli inquirenti è che i conti del Bari possano essere stati alterati attraverso plusvalenze "create ad arte" sulle cessioni di calciatori in favore del Napoli. L’operazione finita al centro delle contestazioni è la cessione del portiere Elia Caprile. Per il Bari, scrive la Guardia di finanza, nel bilancio sarebbero stati "esposti fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero, ovvero omesse informazioni la cui esposizione era necessaria ai fini di una corretta valutazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società”.Il meccanismo sarebbe stato pressoché il seguente: dopo aver acquistato il cartellino di Caprile dal Leeds — riconoscendo alla società inglese premi connessi all'eventuale valore di rivendita — il Bari avrebbe a sua volta ceduto il portiere al Napoli per 2,2 milioni di euro nel luglio 2023, "in assenza — spiegano gli investigatori — di qualsivoglia clausola di partecipazione al futuro plusvalore". Una rinuncia che avrebbe avuto un peso concreto: Caprile è stato poi rivenduto dal Napoli al Cagliari per circa 8 milioni di euro, con una plusvalenza che è rimasta interamente in capo alla società campana anziché essere ripartita, almeno in parte, con il Bari.Le perquisizioni hanno interessato anche tre direttori sportivi e un procuratore, non indagati, che a diverso titolo sarebbero intervenuti nell'operazione: i ds Ciro Polito (Bari), Cristiano Giuntoli (Napoli fino al giugno 2023) e Mauro Meluso (Napoli da luglio 2023 a maggio 2024), oltre al procuratore di Caprile, Graziano Battistin. Il club non ha ancora diffuso una nota ufficiale sulle perquisizioni di oggi.