Oltre 1400 infezioni e circa 450 morti. È il bollettino che a oggi fa segnare l’epidemia di Ebola scoppiata qualche settimana fa nella Repubblica Democratica del Congo. Il virus responsabile è chiamato Bundibugyo ebolavirus, una delle specie del virus Ebola per le quali non esistono trattamenti approvati. Per cercare di correre ai ripari e di arginare il numero di morti, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) insieme all’Institut National de Recherche Biomédicale (INRB) della Repubblica Democratica del Congo e ad altri partner internazionali, ha dato il via al primo trial per verificare l’efficacia di trattamenti sperimentali nei pazienti ricoverati in strutture sanitarie del Paese.
Due strategie a confronto
I progressi terapeutici ottenuti contro lo Zaire ebolavirus – la specie responsabile della maggior parte delle grandi epidemie degli ultimi anni – non sono automaticamente trasferibili alla variante Bundibugyo, che presenta differenze biologiche tali da limitarne l’efficacia. Da qui la necessità di mettere a confronto due strategie terapeutiche: MBP134, una combinazione di anticorpi monoclonali sviluppata per neutralizzare più specie di ebolavirus, e remdesivir, antivirale già impiegato in altre infezioni virali e noto soprattutto per il suo utilizzo durante la pandemia di COVID-19. Un terzo farmaco, chiamato maftivimab – un anticorpo appartenente a un cocktail autorizzato contro l’Ebola Zaire – potrebbe essere aggiunto in seguito, afferma Vasee Moorthy, dell’OMS. “Abbiamo ritenuto opportuno procedere con questi due farmaci e poi, il più rapidamente possibile, aggiungere il successivo”.







