Il racconto dell'esperta Oms in Congo: "Incertezza su contagi e diffusione virus, un vaccino? Ci vorranno almeno due mesi e non credo che il focolaio sarà finito per allora"

"Mi trovo in Ituri", Repubblica Democratica del Congo (Rdc), "dal 12 maggio con i miei colleghi. Il governo della Rdc ha dichiarato" l'epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo "il 15 maggio, a seguito della conferma di 8 casi in questa provincia di Ituri. Sto lavorando a stretto contatto con le autorità provinciali nelle indagini che hanno portato a questa conferma. La situazione è profondamente preoccupante. Questa specie di Ebola è una di quelle per cui non esiste un vaccino o una cura autorizzati, sebbene le cure di supporto siano salvavita". E il focolaio "si sta verificando in un contesto epidemiologico, operativo e umanitario estremamente complesso, caratterizzato da insicurezza, sfollamento della popolazione e dalla presenza sia di aree densamente popolate che di zone remote. Vi è una notevole incertezza sul numero di contagi e su quanto si è diffuso il virus". A tracciare il quadro è Anne Ancia, rappresentante dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nella Repubblica Democratica del Congo, il Paese dal quale è scattato l'alert sul focolaio di Ebola che oggi ha già fatto registrare casi anche nel vicino Uganda (2 di cui 1 morto).