Il gol, palesemente irregolare, di Donald Trump non è bastato. Anzi, come la maggior parte ormai delle iniziative estemporanee del presidente Usa, si è trasformato in un autogol. Un po’ perché l’inaudita riabilitazione di Balogun ha dato ai giocatori del Belgio una carica e una voglia di sovrastare l’avversario ancora maggiore e un po’ perché, con gli occhi del mondo addosso, in particolare di quella larga fetta di mondo indignata dai comportamenti di Infantino, gli arbitri hanno diretto la partita in modo impeccabile. Nonostante la designazione avesse fatto sollevare più di qualche sopracciglio, perché di arbitri poco avvezzi al calcio che conta si trattava, la terna giordana, il quarto uomo gabonese e gli addetti al Var qatarioti hanno quasi sempre preso la decisione giusta, non sono mai sembrati né particolarmente casalinghi né condizionati dalla piega che avevano preso gli eventi prima dell’inizio della gara.

Probabile effetto dell’autogol della coppia Trump&Infantino anche la controprestazione dello stesso Balogun. Probabilmente sopraffatto dal peso della responsabilità, il centravanti che pure aveva iniziato il Mondiale molto bene si è visto pochissimo all’inizio – solo 10 palloni toccati in tutto il primo tempo, una non partecipazione alla manovra che si può premettere soltanto un fenomeno come Haaland – per poi sparire del tutto, salvo un timido risveglio soltanto nel finale quando i giochi erano ormai fatti e comunque sbagliando sempre la scelta dell’ultima giocata.