Pavia. Un polo universitario eccellente e un ecosistema aziendale in costante espansione. Sono queste le due anime che fanno di Pavia la capitale della microelettronica in Italia. Un centro capace di coltivare giovani talenti e sviluppare tecnologie avanzate di alto livello. Lo sa bene Alberto Onetti, pavese di nascita, cofondatore di Funambol, una dual company, vale a dire una società con la testa negli Stati Uniti, dove ci sono capitali e mercato, e il corpo a Pavia: è qui che l’azienda porta avanti i suoi progetti innovativi. In una recente intervista rilasciata al nostro giornale, Onetti ha raccontato che se da un lato «la Silicon Valley offre capitali e opportunità strategiche», dall’altro la «qualità degli ingegneri italiani non è inferiore: per questo abbiamo tenuto lo sviluppo a Pavia».

Ed è proprio dal capoluogo lombardo che ventiquattro anni fa è partito tutto: «Le prime assunzioni sono state fatte qui – ci ha detto ancora – L’università forniva una grande quantità di talento». Oggi come allora l’ateneo pavese, in particolare la facoltà di Ingegneria, è il campo in cui viene messo il seme che, se innaffiato a dovere, genera frutti straordinari come Funambol. La preparazione «Non miriamo a formare gli ingegneri di oggi, ma figure professionali capaci di stare nel mondo del lavoro per tanto tempo, seguendo le evoluzioni della tecnologia». È questa la filosofia del professor Luca Perregrini, preside della facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia. Una dichiarazione programmatica, di fatto, che plasma le modalità d’insegnamento, garantendo lezioni e laboratori al passo coi tempi. «Oltre a fornire solide basi di Matematica, Fisica e Ingegneria, i corsi favoriscono lo sviluppo del ragionamento in svariati ambiti del sapere scientifico. Lo studente non viene formato in maniera iper-dettagliata su un certo argomento, come avviene invece in università anglosassoni, ma riceve un metodo che gli permette di affrontare problemi sempre nuovi». In questo contesto, uno dei tanti fiori all’occhiello del polo universitario è la laurea magistrale di Ingegneria Microelettronica. Sono una trentina i giovani talenti iscritti al corso quest’anno. «Alcuni di loro – aggiunge Perregrini – hanno fatto la triennale a Pavia, ma molti vengono da fuori, anche dall’estero: questo è un chiaro segnale di attrattività». Qui studiano, si formano, fanno stage nelle aziende nel territorio e, magari, una volta laureati, decidono di rimanere a lavorare. Perché le offerte in questo ambito ci sono. Ecosistema strutturato Funambol non è un caso isolato. Negli ultimi anni la provincia di Pavia ha accolto un numero sempre maggiore di aziende hi-tech, sia italiane sia straniere. Come mai? Stefano Denicolai, professore di Innovation Management dell'Università di Pavia, individua tre fattori. «Primo, l’alto livello degli studi universitari e delle scuole superiori, capaci di formare studenti con elevato know-how e competenze. Secondo: la qualità della vita. Cosa importantissima nei lavori creativi: mangiare sano ed essere in un bel posto aiutare a sviluppare idee di qualità. Terzo: la disponibilità dei talenti ad accettare offerte di lavoro. Mi spiego: uno studente appena uscito da Harvard non accetta stipendi sotto una certa cifra. In Italia c’è meno questo aspetto». Aggiunge Denicolai: «A Pavia si è creato un forte ecosistema d’innovazione, tuttavia c’è ancora tanto da fare. Ci sono ancora molti ragazzi che studiano nella nostra università che vanno a lavorare altrove». Per questo, dice ancora, «stiamo studiando con le aziende sul territorio metodi per potenziare il legame tra le parti». Il panorama Oltre venti aziende in cui lavorano più di mille ingegneri qualificati e dottori di ricerca. Sono questi i numeri che definiscono il perimetro del distretto pavese della Microelettronica. Un perimetro che negli ultimi ventotto anni è andato espandendosi, integrando competenze specializzate e sviluppando progetti tecnologicamente sempre più avanzati. «Oggi l’asse imprenditoriale tra Pavia e Assago è un luogo attrattivo per giovani talenti. Molti sono “cervelli” che tornano a casa, ma ci sono anche ragazzi che si sono laureati altrove e che raggiungono il nostro territorio per motivi di lavoro. Il Pavese è certamente il centro industriale per eccellenza per chi vuole fare progettazione di circuiti». A parlare è il professor Francesco Svelto, vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e membro di Chips.it, la fondazione nazionale con sede a Pavia per la progettazione e lo sviluppo di circuiti integrati a semiconduttore. Svelto ricostruisce l’origine del fenomeno. «Nel 1998 l’università e l’azienda ST Microelectronics realizzano un laboratorio finalizzato a fare progettazione di chip per computer e altre applicazioni: questo è il primo passo del percorso osmotico tra ateneo e imprese». Un connubio che negli anni successivi cattura l’interesse di multinazionali di settore. E che nel 2022 porta alla nascita del primo dottorato di Microelettronica in Italia, di cui l’Università di Pavia è membro capofila. L’anno successivo vede la luce Chips.it., che accoglie oggi oltre sessanta ingegneri. E ora? Il futuro passerà dal “Parco Gerolamo Cardano”, la cittadella della ricerca e dell’innovazione che sarà realizzata a ridosso del Cravino. L’obiettivo, continua Svelto, è creare un «network dell’innovazione, che promuova l’incontro tra il mondo finanziario e quello industriale. Le condizioni per realizzarlo ci sono: vanno alimentate»