Milano.07 luglio 2026 alle 00:51
Milano.
Deciderà oggi il gip di Milano Luigi Iannelli, ma è scontato che Lamin Saidilly, nato in Italia da genitori gambiani, rimarrà in carcere anche perché è stato lo stesso 22enne a chiederlo. È apparso «molto scosso» e non ricorda nulla di quanto ha fatto sabato mattina quando, senza alcun motivo, ha colpito con 20 coltellate un informatico di 55 anni, Gerardo P. che stava facendo colazione al bar con il padre in via Capecelatro, alla periferia di Milano.
Il pm Elio Ramondini lo accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi e nell’interrogatorio davanti al gip nel carcere di San Vittore si è avvalso della facoltà di non rispondere. Prima del brevissimo colloquio col giudice, parlando con la sua legale, l'avvocata Simona Brambilla, Lamin ha detto di non ricordare nulla della feroce aggressione fino a quando si era ritrovato a bordo dell’auto della polizia. Non ricorda neanche la frase che pure risulta agli atti: «Mi sono divertito, quando esco lo rifaccio». Non risultano problemi psichiatrici o alterazione da alcol e droga quando ha quasi ucciso il 55enne, tuttora ricoverato all'ospedale Niguarda.
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