Un provvedimento unico nel suo genere. Per tempistiche e contesto. Trump chiama dalla Casa Bianca, la FIFA esegue. In poche ore il caso diventa scandalo. L’espulsione data e poi revocata al calciatore Folarin Balogun durante i Mondiali è l’ennesima oscenità di un sistema in balìa del potere e dei ricatti. Il giocatore espulso ai sedicesimi di finale contro la Bosnia sarà regolarmente in campo agli ottavi contro il Belgio. Nella storia della competizione non era mai successo. Tutta questione di norme, soprattutto per il modo in cui sono state interpretate. Come funziona quindi l’articolo 27 del Codice disciplinare che ha salvato il giocatore statunitense? Facciamo un po’ di chiarezza.

Cos’è successo

Prima di analizzare nel dettaglio la norma è fondamentale fare un passo indietro per tornare a quanto accaduto sul campo. È il 2 luglio: alla “San Francisco Bay Area Stadium” Stati Uniti e Bosnia Erzegovina si giocano un posto per entrare tra le migliori 16 del Mondiale. Balogun, attaccante americano del Monaco, è il protagonista assoluto. Nel bene e nel male. Prima segna il gol del vantaggio, poi – al 64’ di gioco – viene espulso dopo una On Field Review per un intervento giudicato come grave fallo di gioco ai danni di Tarik Muharemović, difensore avversario. Nonostante l’espulsione, gli Stati Uniti vincono 2-0 e passano il turno. Poco dopo, la Federcalcio statunitense presenta ricorso per la sanzione ritenuta eccessiva ai danni del proprio giocatore (con l’obiettivo, ovviamente, di avere per gli ottavi contro il Belgio il capocannoniere della squadra). Secondo il Codice disciplinare FIFA l’espulsione diretta genera in automatico una giornata di squalifica da scontare nella partita successiva, senza alcuna possibilità di ricorso. Gli USA ci provano comunque e, grazie alla chiamata di Donal Trump al presidente FIFA – nonché grande amico – Gianni Infatino, la squalifica viene sospesa. Lo scenario cambia completamente: Balogun potrà essere regolarmente schierato tra gli 11 titolari. Il ct del Belgio Rudi Garcia definisce la vicenda un “pesce d’aprile” e la Federazione invia una lettera alla Fifa richiedendo la copia della decisione e una spiegazione della procedura seguita.