di
Luca De Nicola *
Per chi ha problemi che interessano questi organi è ancora più fondamentale gestire in modo appropriato l’idratazione. Con pressione normale o bassa e in assenza di controindicazioni specifiche, può essere opportuno aumentare moderatamente l’apporto di sale
L’aumento delle temperature non è solo un tema ambientale, ma un’emergenza sanitaria. I reni, più di ogni altro organo, rappresentano una sentinella precoce degli effetti del caldo e del cambiamento climatico. Per una ragione precisa: ricevono circa un quarto della gittata cardiaca e sono gli organi più irrorati del nostro corpo. Proprio per questo sono i primi a risentire delle variazioni di volume e pressione del sangue. In Italia circa 6 milioni di persone convivono con una Malattia Renale Cronica (Mrc). La prevalenza globale è intorno al 10-14 per cento, ma il 77 per cento dei pazienti non è consapevole della malattia, come riportano i dati del Global Burden of Disease. In pratica, solo due persone su dieci ricevono una diagnosi. Questa inconsapevolezza rende l’impatto del caldo ancora più pericoloso.
Quando le temperature salgono, la perdita di liquidi e di sodio attraverso il sudore può ridurre il volume di sangue circolante. La conseguenza è un calo della pressione arteriosa e una riduzione della perfusione degli organi. Il rene, ancora una volta, è il primo a manifestare il problema: aumentano creatinina e azotemia, segnali di una possibile insufficienza renale acuta. Per un soggetto sano può trattarsi di un danno reversibile; per chi ha già una Mrc, può diventare un evento grave, potenzialmente fatale. I consigli che circolano nel periodo estivo sono noti: bere di più, mangiare frutta e verdura, evitare di uscire nelle ore più calde. Indicazioni corrette, ma incomplete. Il punto cruciale è che l’acqua da sola non basta, se non è accompagnata da un adeguato apporto di sale.






