El Niño si sta sviluppando nel Pacifico e potrebbe intensificarsi progressivamente nei prossimi mesi, con conseguenze meteorologiche e sanitarie potenzialmente rilevanti su scala mondiale. A inizio giugno l’Organizzazione meteorologica mondiale aveva invitato a prepararsi al suo arrivo, poi anche gli esperti della National oceanic and atmospheric administration statunitense hanno confermato l’evoluzione del fenomeno. C’è una probabilità del 63% che entro l’autunno e l’inverno le temperature superficiali del mare nella regione di riferimento superino di oltre 2°C la media stagionale. Se tale soglia venisse raggiunta, l’evento sarebbe classificato come un El Niño molto forte.
È uno scenario che accende i riflettori sugli impatti di questo fenomeno climatico ciclico, analizzati adesso sotto il profilo sanitario dall’Ufficio delle Nazioni unite per la riduzione del rischio di disastri (Undrr).
È utile ricordare che El Niño e La Niña sono le fasi calda e fredda di un modello climatico ciclico (l'oscillazione meridionale di El Niño - Enso), uno dei principali fattori naturali che influenzano, di anno in anno, il clima stagionale in ampie aree del pianeta. Ha un ciclo irregolare, che può ripetersi ogni due-sette anni e durare da nove a dodici mesi, talvolta anche più a lungo.










