Apprendiamo grazie ad Alberto Mattioli su La Stampa della nuova produzione dell’Otello di Verdi che andrà in scena a cura della Royal Shakespeare Company, nella quale il protagonista già interpretato in passato da Laurence Olivier avrà il volto di Sharon D. Clarke, donna di colore lesbica che per il suo mestiere di attrice è già stata premiata in passato con tre Olivier Award.
A sorprendere tuttavia non è ovviamente tale scelta, che rientra ormai nella categoria del prevedibile e dello scontato come tutto ciò che è frutto del manuale Cencelli dell’ideologia woke, ma il fatto che l’opera verrà ora ambientata “in un futuro minacciato dal cambiamento climatico”, futuro in cui “una lesbica di colore detiene una posizione di potere”.
Se da un lato sarà curioso vedere se per caso la lesbica di colore che detiene una posizione di potere si comporterà diversamente da una serie non esigua di donne di potere che nella realtà non hanno fatto registrare comportamenti poi così diversi dagli uomini di potere (vedi tra le altre Maria la Sanguinaria, Isabella di Castiglia e d’Aragona, Caterina di Russia, la regina Vittoria, Margareth Thatcher, Condoleezza Rice), dall’altro, seppur abituati da tempo a tutta una serie di attualizzazioni e provocazioni (sempre per la serie Alberto Arbasino quanto ci manchi) ci si chiede che cosa mai possano c’entrare i mutamenti climatici con l’opera di Verdi. Che si tratti di Greenwashing?








