Sulla lapide di un ragazzo di diciannove anni morto quasi duemila anni fa c’è un’incisione: sottolinea che, in vita, aveva sempre tifato per i Blu. I Blu erano una delle squadre che si contendevano le corse delle bighe, tra gli spettacoli più popolari dell’antica Roma. Chi seguiva le corse si divideva in fazioni — i Blu, appunto, ma anche i Verdi, i Rossi, i Bianchi — e ne portava i colori anche nella vita di tutti i giorni, come fanno oggi i tifosi delle squadre di calcio.
E, come succede anche oggi, c’era pure chi non capiva come fosse possibile essere così appassionati di uomini in piedi su dei carri. Lo storico Plinio il Giovane, per dire, scrisse a un amico tutto il suo stupore per le migliaia di persone che si esaltavano non tanto per la bravura degli aurighi o per la velocità dei cavalli, ma per una casacca colorata: se durante la gara le squadre se le fossero scambiate, osservava con fastidio, i tifosi avrebbero cambiato subito il loro favore.
Comportamenti molto simili a quelli dei fan di oggi, insomma, sono documentati in epoche e contesti lontanissimi da noi. Lo sa bene lo storico dei fandom Daniel Cavicchi, che dai suoi studenti si sente rivolgere sempre la stessa domanda: come facevano i fan a trovarsi, prima dei social network?






