Le batterie litio-zolfo (Li-S) sono considerate da tempo una delle alternative più promettenti alle tradizionali batterie agli ioni di litio grazie all'elevata capacità teorica dello zolfo, alla sua abbondanza in natura e ai costi contenuti della materia prima. Nonostante questi vantaggi, la loro diffusione commerciale è stata finora frenata da un limite tecnologico ben noto: il cosiddetto "effetto shuttle dei polisolfuri", che è la principale causa di degrado nelle batterie litio-zolfo.
Un gruppo di ricerca guidato dalla Tohoku University, insieme ad altri istituti, sostiene ora di aver sviluppato una soluzione capace di affrontare direttamente questo problema attraverso un'interfaccia progettata a livello molecolare. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Small, mostrano celle sperimentali in grado di mantenere prestazioni elevate per oltre 1.000 cicli di carica e scarica.
Un'interfaccia che cattura i polisolfuri invece di limitarne solo il passaggio
Durante il funzionamento delle batterie litio-zolfo si formano polisolfuri di litio solubili nell'elettrolita. Questi composti possono migrare tra gli elettrodi, innescando reazioni indesiderate che riducono progressivamente la capacità della batteria e ne compromettono l'efficienza.






